Torino centro, 9 Luglio 2009, 17:45 circa
Il cellulare vibra. Un sms, sono venuti a prendermi. Sento un brivido. Chiudo tutti i programmi aperti, meccanicamente, uno dietro l’altro, per spegnere il pc. Oggi la giornata di lavoro termina presto. Oggi mi preparo a una serata diversa. Oggi Re Inkiostro, alias Nick Cave, è venuto a trovarci con i suoi Bad Seeds a Torino. Sarà al Free Traffic Festival… free… gratis! Non posso perdermelo.
Venaria Reale nei pressi della reggia, un’ora dopo
Arriviamo e auto in coda ce ne sono ancora poche, ma si vedono già le transenne in strada. I cartelli a fianco del parcheggio “ufficiale” spaventano un po’ tutti: 6 euro!! Come gli altri infiliamo una viuzza laterale e speriamo nella buona sorte che, incredibile, sembra ascoltarci. Parcheggiamo, ma è ancora molto presto, ne approfittiamo per fare la nostra cena al sacco.
Free Traffic Festival, parco della Reggia di Venaria, ore 20:00
I cancelli aprono, la serata è appena tiepida. Corro ai servizi per evitare interruzioni in seguito dello spettacolo. Come esco faccio il mio primo errore. Non resisto, compro un girellone di liquerizia grosso come una Goodyear insieme a un fragolone che somiglia alla carota di Bugs Bunny. Poi la sorpresa, han messo delle gradinate vicino al palco. Rimpiango di non aver con me la fotografica, pensando di stare in mezzo alla calca l’ho lasciata a casa.
Stesso posto, alcuni minuti più tardi
Passeggiando nel parco vedo il chiosco del merchandising ufficiale, mi avvicino e noto subito il berretto col logo di Re Ink & TBS. Qualcosa di remoto si risveglia dentro, non posso resistere. Alzo gli occhi e il prezzo impietoso mi castiga. Mi fa capire che non avrei dovuto cedere così in fretta sul rotellone, mancano giusto quei quattro spiccioli. Ora niente bancomat, avrei dovuto pensarci prima. Mi dirigo mesto alla tribuncina, intanto esce lo speaker e dà il via alla serata.
Tribuna destra del FTF, ore 22:15
Dopo alcuni gruppi nostrani (e non), di dubbia qualità e gusto, il palco formicola di operatori con la classica t-shirt nera. I fotoreporter escono dal backstage e gli spettatori sono aumentati a dismisura. Dove sono posso vedere la scaletta di accesso al palco… l’aria è fredda elettrica. Le luci sulla Reggia la fan sembrare d’oro e bronzo, sul megaschermo scivola l’immagine di una luna sanguigna. Poi vedo la band salire dalle scale e una sagoma inconfondibile che saltella per caricarsi… è lui!
Concerto di Nick Cave & The Bad Seeds, ore 22:30 circa
La band parte subito, aggressiva con Papa Won’t Leave You Henry, ma a metà strada subisce il trauma di perdersi una mezza dozzina di microfoni. Re Inkistro, caricato come una molla, li lancia a destra e a sinistra ai tecnici… ragni invisibili passano a sistemarne altri, ma ogni tanto lungo tutto lo spettacolo il difetto tornerà a farsi vivo. A ruota seguono la teatrale Dig Lazarus Dig!! e una rabbiosa Red Right Hand.
La notte prende toni più neri e morbosi al suono di Deanna e The Ship Song. Qualche attimo di pausa e poi dedica Nature Boy all’ex-Bad Seed, nonché cofondatore della band e suo grande amico, Mick Harvey. Verso metà dello spettacolo il sound si fa più psichedelico e distorto ancora, passando attraverso le liriche più epiche e visionarie di Tupelo e The Mercy Seat (anche se messe un po’ di corsa), e culminando nella recente We Call Upon the Author, intervallando parti più struggenti come Love Letter e The Weeping Song. Nick scherza col pubblico, lo prende in giro, qualche volta lo minaccia, altre volte lo scuote, quasi sempre lo seduce. Con le mani doloranti per i continui applausi ci sentiamo dare una precoce buona notte.
Tempo di una sigaretta (di cui ammetto per la prima volta, dopo quasi due anni di astinenza, che l’avrei voluta pure io) e la band è di nuovo in sella al palcoscenico per il gran finale. Re Inkiostro saluta tutti partendo con Get Ready For Love, una dedica alla luna via Moonland e la malinconica Lucy in chiusura definitiva; sull’ultima parola gli sfugge però un mezzo sorriso auto-ironico sul megaschermo, giusto ad imprimere l’ultima traccia di umanità dopo due ore e più di turbine umano e di passioni appena creato.
Parco della Reggia di Venaria, ora 1:00 quasi
Sono di nuovo davanti allo stand di merchandising. Mi faccio prestare qualche euro, voglio portarmi a casa il mio ricordo. Dentro sono scosso e stanco, ma anche entusiasta di questo spettacolo. L’aria è densa, si sente la magia palpabile delle canzoni appena suonate, l’odore dolciastro di qualche sigaro e anche di qualcosa meno legale, si sentono i postumi delle scariche di energia giunte dal palcoscenico. Non ci vuole molto per arrivare all’auto, ce ne vorrà di più per arrivare a casa… ma n’è valsa la pena.
