731: due anni senza

•Mercoledì, 11 Novembre 2009 • Lascia un Commento

Rompo il silenzio per un breve passaggio, un momento sì breve, ma importante… per me. Oggi festeggio un giorno particolare, uno di quelli che se puoi ti ricordi per una vita. Poco dopo la mezzanotte del 10 Novembre 2007 ho fumato la mia ultima sigaretta. Da allora sono passati due anni esatti, circa 731 giorni. E’ il periodo più lungo in cui sono stato senza fumare da quando, quasi diciannovenne, cominciai regolarmente. Prima di questa ci furono tre pause: una da 4 mesi, una da 6 mesi e una di circa un anno. Non starò qui a tediarvi coi motivi per cui ho fatto queste “pause”, cosi come non vi rattristerò sui motivi per cui ricominciai, perché ognuno sa, a modo suo, che si tratta solo di semplici espedienti per togliere qualcosa che, in definitiva, danneggia gravemente il proprio portafoglio e la salute, propria e degli altri. Dopo tanto tempo comunque la domanda più spontanea è: ne sento la mancanza? Normalmente no, ma qualche volta, soprattutto nei momenti più difficili e dolorosi come quelli vissuti nell’ultimo anno, si affaccia un flebile pensiero, più una tentazione semmai, che mi fa capire quanto non si sia ancora al sicuro, quanto debba stare sempre all’erta per non tornare nel vortice di quel vizio.

Qualcuno di recente mi ha detto: quando scrivi, a volte, sembra trasparire il fatto che sei un fumatore. Non mi è difficile crederlo, fumare per me era sempre stato uno stimlo, una coperta calda, un luogo silenzioso, tranquillo, ovattato che lasciava emergere la mia creatività, ammesso ne abbia davvero una… ho dovuto imparare a fare senza anche per quello, ma non mi riesce ancora così facilmente secondo me, né altrettanto bene. Poi ci sono alcuni ricordi legati alle sigarette, decine di momenti legati a questa caratteristica, come quando scelsi il primo nome di questo blog ad esempio. Mi vien da sorridere, in questo istante mi sento come i protagonisti dei telefilm, nella puntata in cui c’è il “momento dei ricordi” e tutto l’episodio è una lunga sequenza di spezzoni e gags delle vecchie puntate, messe a cornice in unico racconto. Di solito, in questi casi, a fine puntata i protagonisti del telefilm imparano qualcosa o ricavano una morale, ma io non ho nessuna di queste due cose da fare. Ci sono solo i miei due anni di astinenza dalle sigarette anche se, come le vecchie fiamme, un po’ mancano e mai si dimenticano… infondo, se conto su quante sigarette ho posato le labbra, potrebbero quasi anche loro dire di esser state le mie amanti.

Non si può regalare ciò che non ci appartiene…

•Mercoledì, 04 Novembre 2009 • 3 Commenti

… e invece io lo faccio. Così lascio novembre, i suoi giorni malinconici, le serate nostalgiche, la Giusy Ferreri a decantarlo come un disco rotto e le prime avvisaglie pubblicitarie prenatalizie, in mano a qualcun altro, dalle abili ditine pigiatasti volenterose e con più argomenti su cui scrivere. E come disse il Santi Licheri vestito con la sua mantellina nero-pipistrello: “vado in letargo nella batcaverna per deliberare!”

Ithalloween

•Venerdì, 30 Ottobre 2009 • 2 Commenti

Tra breve sarà la notte di Halloween e a Villa Certosa, si sa, i festini non mancano mai, perciò quale espediente migliore di una bella festa con maschere, danze e qualche ospite un po’ brillo, in questa misteriosa notte di fine ottobre mentre tutto è possibile? Niente di ciò che leggerete è mai accaduto… perciò non fatevi traviare dalla sporca propaganda di sinistra: COMUNISTI!!!

I primi invitati che s’intravedono sono Dracula e Montecristo. Il primo gira con un bicchiere di gazzosa ma tutti pensano che sia ubriaco, perché ha cominciato a fare discorsi sulla moda vintage di quanto era bello, sano, utile il posto fisso; il secondo invece non ha proprio bevuto, è incazzato e nervoso contro tutta questa elité di merda: i camerieri che passano coi vassoi di champagne senza vederlo e gli altri invitati che invece, quando lo notano, si domandano sorridenti dove sia il meccanismo che muove il nano da giardino in quella maniera bizzarra.

Frankenstein se ne sta da parte solo soletto, chiedendo a tutti i passanti come mai non lodano il suo costume, e si domanda quale parte risulti “incostituzionale” come dicono gli altri. Ma tra la folla ci sono anche degli infiltrati, infatti, vicino al buffet, c’è uno Scheletro sospetto che non sta più nella pelle e chiede, con accento piemontese, di avere della bagna càuda sulle tartine.

L’ospite di casa intanto è alticcio (per una volta anche lui) e vestito da nano-Vendicatore Scarlattinato, continua a ripetere delirante davanti allo specchio: “Silvio, anche tu sei contro di me, ti sei fatto contagiare dai giornali di sinistra. Vergogna! Vergogna! Vergogna! Ti si legge in faccia, in mezzo a tutti quei puntini rossi bolscevicchi… sei andato ancora a putin!”

Nel mentre si vedono Dracula e Montecristo allontanarsi a braccetto con la Donna Senza-Testa (l’ha dimenticata sui cartelloni perché non si scomponesse la pettinatura al balsamo), e mostra ai giovani il suo famoso dito medio. Montecristo prende un tovagliolino di carta, scribacchia qualcosa e lo passa a Dracula che chiama il suo fedele servitore Troll, vestito con una t-shirt con sopra una stupida barzelletta, e gli Lega il tovagliolo al braccio dicendogli di portarlo a casa, a Castello Italia.

Il Troll, arrivato a Castello Italia, va dalla cuoca che è stagista, in comodato d’uso, per un utilizzatore finale, precaria e viene chiamata bambocciona, le consegna il messaggio e lei svelta legge: “1+1=3″! Mesta abbassa lo sguardo, spegne il fuoco sotto la marmitta e se ne va finalmente a dormire. Sapete perché?? Perché il messaggio dice che: a Castello Italia i Conti non tornano!

Buon Ithalloween a tutti!!! :twisted:

(Ps: e se questo non è un incubo horror…)

Niente di più originale, più niente di originale

•Lunedì, 26 Ottobre 2009 • Lascia un Commento

Una parte di me, seppur piccola è molto infame, desidera ardente di scrivere, e bene per giunta. Quest’anomalia, questo morboso interesse, da sempre ha sposato, oltretutto, l’idea di voler essere originale a ogni costo. E qui si cela il dramma: sbattere contro la saturazione delle idee. Potrete ridere in faccia a me, al mio desiderio, a questa semplicistica considerazione ma resta innegabile: oggi autori, scrittori, sceneggiatori o equivalenti, devono fare i conti sulle loro idee non solo con la classica concorrenza, ma anche con migliaia, milioni di singoli su web che, a costo zero, possono esprimersi, creare, inventare e sgomitare, per trovare posto dentro un pantheon sempre meno divino ma sempre più popolare e popolato.

Così, quella piccola parte infame, si rode d’invidia ogni volta che, al sorgere di un’idea brillante e stimolante, si ritrova a sbattere il muso con la realtà: già fatto, già visto, già scritto da qualcun altro, spiacenti ma lo sappiamo già. Più di una volta poi, dopo essersi ripresa dall’impatto, si è domandata: è giusto cercare ancora l’originalità o sarebbe meglio solo una piccola variante personale della solita ricetta? Sarà… squadra che vince non si cambia, ma poi non puzzerà un po’ troppo? Cosa si deve fare, se già dai tempi di Omero le varianti narrative sono ridotte all’osso? La creatività è davvero paragonata a una vecchia scorreggia nel turbine del consumismo mediatico?

Potrei andare avanti a oltranza con simili domande, e risposte ancor peggiori, ma non sarebbe che l’ennesima prova del reiterarsi delle idee, anche solo fra domande e risposte. Allora ecco la mia soluzione (temporanea?), forse una specie di resa, l’espressione con un patto di non belligeranza per evitare altri cerotti alla parte infame: da oggi questo blog cambia, nel sottotitolo, e passa da “Rattoppathos: pezzi pazzi di un pupazzo di pezza senza pizzo che non puzza e ama la pizza” al taogico (aridaje coi neologismi) e lapidario “Rattoppathos: niente di più originale, più niente di originale“.

Penserete: tutta sta manfrina per un cambio di sottotitolo? Sì, tutta sta manfrina per cambiare il sottotitolo… è importante, se non lo fosse non ci sarebbe stato bisogno di scriverlo.

Il sentiero dei nidi di ragno

•Venerdì, 23 Ottobre 2009 • 7 Commenti

Ieri ho finito il primo libro di Italo Calvino. Primo che leggo e primo che ha scritto. Un libro recuperato (alcuni direbbero salvato) da un Mercatino dell’usato insieme ad altri due suoi volumi, alla modica cifra di 1 euro l’uno. Giudizio: discreto, ma non eclatante. Ora forse mi beccherò gli insulti da parte di tutti i letterati/intellettuali di passaggio da queste parti, ma proprio non mi ha coinvolto, anche se molte parti sono interessanti e la lettura è molto scorrevole, mai appesantita. Di rado mi capita di esprimere un parere su un punto del genere, ma questa volta non posso esimermi siccome un terzo del libro è dedicato a prefazione, bibliografia, cronologia etc.. noiosissima!! Ho tirato avanti nella prefazione, discorsiva non lineare e poco mirata, per una ventina di pagine, poi, alla terza volta che l’autore la ricominciava, ho dovuto mollarla.

La storia è quella della resistenza italiana, durante la seconda guerra mondiale, vissuta da Pin, un bambino diviso tra il mondo degli adulti e quello di una fanciullezza cresciuta durante la guerra in un paesino rurale. Tramite le peripezie di questo ragazzino, Calvino cerca di trasmettere il variegato panorama di aspetti, emozioni e pensieri immersi in uno scenario che ha vissuto in prima persona. Forse proprio nell’idea di mostrare questo scenario a mo’ di carosello, senza metterci troppo un capo o una coda, ha reso la lettura sì interessante ma poco coinvolgente.

Adesso, breve pausa per rinfrancarsi da questa lettura e forse, per un po’ di tempo, sarò in dieta da letture di ogni genere per “riallineare un po’ i pianeti” e ritornare ad assorbire le parole a mente fresca. Nel frattempo avrò modo di esaminare quale, tra le scorte di volumi in giacenza, potrà essere la prossima vittima papabile per la nomina di librobus. :twisted:

Buon fine settimana!