Buon Natale!
24 Dicembre 2007, Lunedì
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. * A * .
. * TUTTI * .
. * VOI AUGURO * .
* UN FELICE NATALE *
!!
Bisogna raggiungere le 55 unità
19 Dicembre 2007, Mercoledì
Lunedì sera c’è stata l’annuale cena aziendale di fine anno, svoltasi per l’occasione in un locale chiamato CAB 41. Per la serata sono stati organizzati degli stuzzichini a buffet e come intrattenimento uno spettacolo di cabaret. I due cabarettisti (dal nome “Bred e Pitt“) si sono cimentati in uno spettacolo divertente e molto curato.
Il locale non era male, peccato per la rottura di scatole di doversi alzare decine di volte per tornare a riempirsi il piatto, o il bicchiere, dalle forme troppo microscopiche per contenere una quantità di roba minima da permettere di restarsene seduti un paio di minuti, non lasciandomi l’opportunità di poter chiacchierare con colleghi che vedo di rado per via delle poche occasioni d’incontro. Ottimi alcuni formaggi con la conditura di salsine marmellatose e dolciastre, messe per tirar fuori quella sacra nota del saper mixare i sapori alla Remy (dal film Ratatouille).
Chiavi di lettura del discorso aziendale della serata sono state come al solito la crescita e l’espasione su tutti i fronti, dal capitale societario alle unità dell’organico. Quest’ultima presa di bersaglio dai due cabarettisti sottolineando la frase detta dal boss dei boss: “Attualmente siamo 45 unità, intendiamo raggiungere le 55″. Unità di che? Io non sono nessuna cazzo di unità…(scusate se sono scurrile, la smetto subito di usare il termine ”unità”).
Come diceva Palmiro Cangini: il succo di questo articolo?? Non lo so… però c’ho ragione, e i FATTI mi cosano! ![]()
Blues dicember night
13 Dicembre 2007, Giovedì
Sei quel che mangi, si dice. Una frase che racchiude molti significati, almeno così è per me. Mi domando: se potessimo nutrirci meglio sotto ogni aspetto, saremmo persone migliori sotto ogni aspetto? Se fossimo persone migliori, miglioreremmo il mondo?
Questo è uno di quei momenti in cui lascio scorrere le parole fuori come vengono, anche se il più delle volte fanno parte di un linguaggio un po’ traviato, triste e allucinato.
Questo è dicembre. Un mese che tutti attendono. Il mese che più di tutti o si ama o si odia. Al dicembre tocca l’importante compito di dare un cambio alle cose, si passa dall’autunno all’inverno, si va dal Sagittario al Capricorno, si chiude un anno e ne comincia un altro, e anche le persone cambiano in qualche modo sentendone l’influenza (e mica sempre metaforica come influenza), diventando a volte più buone, a volte più frenetiche, a volte più tristi o felici.
C’è un crescendo di feste attorno a dicembre, come un’opera lirica che raggiunge il suo apice d’intensità. Pacchetti, regali, luci intermittenti, spumanti, botti, panettoni, cene, auguri, qualche volta c’è lo zucchero a velo e altre volte la neve (non sempre di natura legale). Questo è dicembre, col suo vestito a festa di paillettes e i suoi santi alcolizzati: San Nicola e San Silvestro. Dicembre, col suo baccano e le sue aspettative. E’ come una strada innevata, puoi restarne estasiato ad ammirarla oppure decidi di camminarci sopra, ma rischerai di scivolare e imprecare contro il dicembre.
Nelle sue feste dicembre sblocca i resoconti dell’anno passato. Sorseggiamo una vita liofilizzata, mentre in altre parti del mondo la guerra è a lunga conservazione e la società si muove a creare l’immagine di un’amore omogeneizzato. Sei quello che mangi alle volte, se ti nutrissi meglio potresti vivere meglio? A un sorso alla volta, di questo passo stiamo diventando sintetici dentro.
Dicembre, a volte, porta a essere dannatamente blues, nell’aspetto e nel significato. Sentirsi tristi per quel che si vede e far insorgere un infiammante desiderio di protesta, di ribellione. Per alcuni questo potrà essere un bozzolo di adolescenza mai svanito che si riaccende. Quel desiderio di contestazione utopico classico di un’età di passaggio, di cambiamento e voglia di divertirsi, proprio come lo è dicembre. Dicembre è un mese utopico con i suoi zoppicanti propositi di positività che vengono dimenticati, e quest’epoca moderna è un adolescenza fatta di immagine, più che di sostanza, e sapori spesso superficiali o finti.
L’ultimo mese dell’anno viene diviso tra la chiusura dei bilanci di quelli precedenti e le aspettative di quelli successivi. Quali tra questi saranno i più positivi? Tintinnanti pecorelle che si gettano saltellando nella fornace di un’epoca fatta di plastica e batterie. Questo è il mese dell’anno in cui i cinema propongono sempre lo stesso genere di film, puntuali rimescolamenti del precedente; le case diventano sparute immagini scintillanti di luci e addobbi, qualche volta con scene più esotiche di babbi natali esotici e ladreschi che salgono/scendono dai cornicioni delle finestre. Questo è dicembre.
Senza più un vero posto dove stare, il povero dicembre viene spinto e strattonato dalla folla che lo prende in giro, lo detesta se le cose sono andate male, se la prende con lui per le sue feste che vengono imputate di essere commerciali e senza senso. Il dicembre è un barbone vagabondo del nuovo millennio, in balia di accuse e di speranze, sballottato tra canditi e bollcine, tra puttane e alcolizzati. Viene investito di sms e ragazzini con tanta polvere esplosiva da festeggiare un funerale; posto sotto la coltre spessa di ciò che è stato e ciò che sarà!
Questo mese mi è sempre stato a cuore nel bene o nel male, nonostante il mio delirio di poc’anzi. E credo fermamente che questo dicembre del 2007 sarà importante per me quanto e più dei precedenti che ho avuto. Mancano meno di due settimane a questo Natale e poco più per il Capodanno, ma dopo tanti anni io risento in me quel sapore delle feste come quando ero bambino che aspettavo il giorno di Natale sentendone l’atmosfera e il significato.
E io questo glielo devo al dicembre… grazie per avermi accudito da bambino facendomi sognare, sperare ed amare, perché oggi posso sentire ancora il sapore di un ricordo meraviglioso risorgere in me come il fuoco di una fenice sotto le sue ceneri. Grazie per avermi dato un segno della bontà negli uomini, della purezza nella candida, soffice neve che ripulisce il mio sguardo e della forza nella capacità di un nuovo inizio. Con le sue storie piene di magia, elfi, fate, doni e meraviglia, ma anche piene di morali e significati importanti. Grazie dicembre per avermi nutrito così bene, oggi sento di essere una persona migliore anche tramite questo. Grazie! ![]()
Desaparecidos
11 Dicembre 2007, Martedì
Scomparso!
E’ il 10 di dicembre. Un freddo 10 di dicembre. Un giovane trentenne torinese si sta apprestando a rientrare a casa dopo una stancante giornata al lavoro, conclusa con un mal di testa dato da un mix di sinusite congenita, freddo e stress da lavoro. Entra in casa e si toglie la giacca, nel frattempo che sistema la spesa s’infila l’auricolare e telefona alla propria ragazza.
Finita la telefonata si prepara la cena, mette su la videocassetta per registrarsi Star Wars, “Episodio II - L’Attacco dei Cloni“. Finalmente, pensa tra sé, potrò avere tutti gli episodi della saga ora che li stanno ridando tutti di fila. Passano i minuti tra una pausa per eliminare la pubblicità dalla registrazione, alcuni sms e godersi il comodo e caldo divano di casa.
Poi finisce anche il film. Si spegne il videoregistratore, si risistema la tavola ancora lasciata lì da sparecchiare, rimette a posto le cose insomma. Si infila il pigiama con la testa ora piena di pensieri di molti tipi, e mentre si dirige verso il lettone pronto ad attenderlo gli viene da fare una riflessione su un passaggio del suo libro preferito: Siddharta.
Allora, si rialza dal letto, si infila le ciabatte, si muove veloce per controllare questa cosa e comincia a scartabellare nelle sue librerie. Esplora la prima: niente. Esplora la seconda: niente! Esplora la terza e ultima: NIENTE! Non lo trova… Comincia allora freneticamente a ripassarle tutte una seconda volta, NIENTE!!
Il germe del sospetto cresce sempre più veloce. L’avrò perso?, si domanda, Eppure l’ho appena ricomprato quest’estate, non è possibile! E’ già il secondo che compro, io non ho mai ricomprato un libro più di due volte, come faccio a vantarmi della mia paranoia sui libri e su come trattarli se mi perdo sempre il mio preferito?
Scomparso! Ore di ricerca inconcludenti… Scomparso, questa sera non avrò tempo di cercarlo ma domani si, ci proverò ancora una volta. In fondo Siddharta è der Suchende (ovvero: “colui che creca” in tedesco) e io, come sempre, mi sento molto come Siddharta in questo momento, sto cercando. Ma ho paura che dovrò cercare in libreria e ricomprarmelo accidenti…
Vorrei essere ai Caraibi
05 Dicembre 2007, Mercoledì
Oggi ho mal di gola e un umore un po’ altalenante. Ho voglia di rinfrescare un po’ l’aria di questo blog con una barzelletta che mi hanno spedito oggi. Buone risate a tutti!
Una coppia decide di passare le ferie in una spiaggia dei Caraibi, nello stesso hotel dove passarono la luna di miele 20 anni prima. Però per problemi di lavoro, la moglie non può accompagnare subito il marito: l’avrebbe raggiunto alcuni giorni dopo.
Quando l’uomo arriva, entra nella camera dell’hotel e vede che c’è un computer con l’accesso ad internet. Decide allora di inviare una e-mail a sua moglie, ma sbaglia una lettera dell’indirizzo e, senza accorgersene, lo manda ad un altro indirizzo.
La e-mail viene ricevuta da una vedova che stava rientrando dal funerale di suo marito e che decide di vedere i messaggi ricevuti. Suo figlio, entrando in casa poco dopo, vede sua madre svenuta davanti al computer e sul video vede la e-mail che lei stava leggendo:
“Cara sposa, sono arrivato. Tutto bene. Probabilmente ti sorprenderai di ricevere mie notizie per e-mail, ma adesso anche qui hanno il computer ed è possibile inviare messaggi alle persone care.
Appena arrivato mi sono assicurato che fosse tutto a posto anche per te quando arriverai venerdi prossimo…
Ho molto desiderio di rivederti e spero che il tuo viaggio sia tranquillo, come lo è stato il mio.
N.B. Non portare molti vestiti, perchè qui fa un caldo infernale!”