Penombra e sussurri

Chiudo gli occhi, gettando uno sguardo ai led verdi di quell’orologio digitale che segna una manciata di minuti dopo la mezzanotte, non sono stanco ma devo dormire se non voglio esserlo domattina. Non ci riesco, rinfilo le ciabatte vado verso il portatile… non è una notte da dormire, non è una notte tranquilla, ho bisogno di scrivere qualcosa perchè nella poca luce di questa stanza una flebile voce interna non mi lascia riposare. La riconosco e allora la scaccio così.

Apro gli occhi, sono un bel bambino attento e diligente, dalla salute precaria. Gli occhi sono grandi e sinceri, il corpo è magro e patito, ma c’è luce dentro nonostante tutto. Le persone dimostrano affetto, non si può ancora vedere ma il loro sguardo ha un misto di benevolenza e compassione, come le loro nitide parole. Sorrisi di circostanza e baci di apparenza, l’odore dell’ipocrisia si fa a mano a mano sentire.

Chiudo gli occhi, mi ritrovo adolescente timido e introverso, con un paio di occhiali che focalizzano a forza un mondo che cercavo di sbiadire e cancellare. Non c’è più luce dentro, ma solo un’oscurità penetrante, attraversa tutte le maschere e le menzogne, arriva dritto a fondo, mette paura per la sua infallibilità. C’è tanta rabbia e voglia di dolore, c’è solo un grande silenzio dopo l’olocausto.

Apro gli occhi, ci sono tante candeline quante ne servono per votare, anche qualcuna in più, ma ognuna di quelle non ha un grande significato, la vita ricomincia oggi poco per volta. Non c’è luce, non c’è oscurità, ma solo uno stretto cammino in bilico nella penombra con sussurri del passato tutt’intorno e un’incedere inerziale fatto perlopiù di domande e incertezze. Vivo più di istinti che di altro, affino il mio senso di legame con la natura e mi sento più un animale che sopravvive, che non una persona nella società.

Chiudo gli occhi, guido la mia auto giorno e notte, sono grande abbastanza per farlo, per fare tardi, cercarmi una casa, sapere ciò che è bene e ciò che male. So come poter riaccendere le candele che sono cadute nella neve, scelgo più spesso la luce delle tenebre e la mia voce è sicura, matura e ferma, gli altri mi ispirano ma le parole sono le mie, ma non basta… sono ancora sempre solo, di certo non felice anche se provo ad aiutare gli altri ad esserlo.

Apro gli occhi, è una notte fredda di un anno bisestile appena cominciato, accendo il portatile per scrivere alcune parole nello stesso posto dove ho avuto occasione di poter incontrare qualcuno, così speciale al punto di poterla amare con tutta la forza della natura. Dall’intensità del calore e della luce del sole, al caos ululante di forza di una tempesta; dalla delicatezza della brina che diventa rugiada, al lento, intraprendente e silenzioso crescere di un’albero secolare; dall’inebriante inseguimento di una caccia a perdifiato, all’elegante levarsi in volo sincronizzato di uno stormo su di un fiume al tramonto.

Sono felice, giorno dopo giorno cresco e nutro con attenzione la mia felicità (che spero sia la “nostra”) e provo ancora ad aiutare gli altri a prendere modo e motivo di crearsi la propria. Adesso però chiudo gli occhi, per sognarla e sognare il mio domani, che è quasi giunto a me nelle ore che ho passato a scrivere… buon riposo! :)

~ di KarmaBurning su Lunedì, 28 Gennaio 2008.

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