Quattro meno venti. Nessuna operazione algebrica, qui l’unica cosa negativa è la mancanza di sonno.
Seconda notte d’insonnia. Troppa caffeina da Coca Cola, troppi pensieri. Da un lato un pacchetto vuoto di Grisbì, dall’altro una tastiera. Da una lato una bottiglia d’acqua, dall’altro un mouse. Da un lato un riquadro in cui passa “Caccia a Ottobre Rosso”, e dall’altro una finestrella in cui scrivere. Giornata piena, serata movimentata. La notte di San Giovanni coi suoi fuochi d’artificio. Fatica fisica, attività mentali, digestione, nulla sembra volermi stancare abbastanza da abbattermi, da riuscire a superare questo stato energetico di continua presenza. Cerco invano di ritrovare un pizzico di equilibrio e sono in grado di capire quanto davvero ne abbia bisogno. Più di molte altre cose di cui dico lo stesso di aver bisogno. Cerco anche una ragione, un impulso, qualcosa in cui convogliare attivamente, verso cui tendere a…
Il film finisce. Bravo però questo Tom Clancy, questi Sean Connery e Alec Baldwin, e questi Basil Poledorius già grandiosi nel precedente lavoro su Conan il Barbaro. Bravi a tener svegli e incollati a ogni fotogramma fino all’ultimo, maledetti a loro. Eh, va bene, lo conoscevo già, non sto a farla tanto sorpresa… lo conoscevo già. Mettici il mare, i sommergibili, gli anni ’80, un paio di esplosioni, due parole di russo… che poi sta Guerra Fredda al tempo sembrava appena finita. E da bambino mi ero sempre immaginato il termine “fredda” in quanto sembrava impossibile vedere una Russia (ai tempi Unione Sovietica) senza una spessa crosta di ghiaccio nevoso raffermo, senza una tempesta di neve sopra un colbacco, senza un lago levigato e rigido come uno specchio. Bah, fantasie fanciullesche. Ma nonostante tutto i timori verso le conseguenze dell’uso nucleare sono rimaste, tutt’oggi ancora più vicini all’attualità e più vividi che mai, anche se i sottotitoli sembrano essersi solo fatti in giapponese invece del vecchio russo.
La mia gamba chiede pietà, chiede di sdraiarsi. Sono le quattro e venti. Il film è finito ed è ora di tentare un riposo. Il riposo di un sonno non ancora arrivato. Scrivo a frammenti. Forse davvero troppa caffeina, o troppi pensieri. Qualcosa va messo a posto…