Invisibile e materia

Non è mia abitudine commentare su questo blog le notizie di cronaca ma c’è qualcosa, un groppo in gola, che lì più non può e non deve rimanere. Vedere il filmato di quella donna aggredita a Roma, alla stazione della metro, in cui per circa un minuto nessuno si degna di fermarsi a chiedere o a prestarle soccorso… beh, sembra lasciare senza parole. No, non è vero, le parole ci sono e hanno il sapore di bile e rabbia.

A tutti quei passanti, a coloro per cui il prossimo fa parte di un mondo esterno invisibile, a tutte quelle persone che rendono l’indifferenza concreta, materiale, tangibile, e allo stesso infame agressore… non ho mezze parole, solo il minimo di decenza nell’esprimervi quanto mi fate schifo!

Mi punge vaghezza…

Qui è Jack Burton, del Pork-Chop Express, che parla a chiunque sia in ascolto. Come dicevo sempre alla mia ultima moglie, io mi rifiuto di guidare più veloce di quanto riesca a vedere, e a parte questo è solo una questione di riflessi.

Niente è meglio, come partire con una citazione favolosa, per scrivere a ruota libera. Niente è meglio di qualche consiglio del vecchio Jack Burton (as Kurt Russell) che parla dal suo Pork-Chop Express di Grosso Guaio a Chinatown, primo vero e proprio prototipo di blogger da radio CB se vogliamo (e, detto fra noi, se conoscessi un blog con dei pork-chop express del calibro di Jack Burton verrebbe ficcato nei ‘Preferiti’ alla velocità della luce). Niente è meglio di questa sana tamarraggine camionistica in pieno anni ’80 style per parlare di… attualità.

Attualità: questa sconosciuta. Ebbene si, lo ammetto, guardo poca televisione, a parte alcuni rari, rarissimi casi di interesse cinematografico, e meno ancora amo seguire l’attualità ma tramite l’influsso della mia Ape Regina di Cuori, vera divoratrice di telegiornali, politica e quant’altro, mi sto appassionando un po’ alla volta dei temi che riguardano il mondo, e soprattutto la penisola, in cui viviamo. Fatta questa premessa, arrivo al succo, ciccioso e appiccioso grondante di linfa polemica da tutte le parti, del quale voglio parlare, o meglio scrivere, in questo momento: la chiusura dei talk show a stampo politico.

Il vecchio Jack Burton direbbe che è solo una questione di riflessi. Giusto, riflessi. Le trasmissioni di politica, e di attualità più in generale, dovrebbero, almeno in teoria, farci riflettere, così come la volontà di proibirne il palinsesto. Per riflettere però bisogna fare lo sforzo di pensare, facendosi qualche domanda del tipo: ma i riflettori vengono usati per illuminare o per accecare? Ed è proprio su simili questioni da deragliamento, anche inteso come riduzione di volume del verso asinino se vogliamo, televisivo che, per precauzione, è stata presa la decisione di spegnere questa forma di comunicazione. Ora, mi punge vaghezza… verrebbe, logicamente, da considerare: se del grande mare dell’informazione si chiude solo uno dei suoi tanti affluenti, non si arriva ad averlo più pulito ma solo più asciutto, se non addirittura tendente all’arido nel caso in cui sia quello con il bacino di utenza principale.

I consigli del vecchio Pork-Chop Express sono preziosi, specialmente nelle serate buie e tempestose, quando qualche maniaco alto due metri e mezzo con l’occhio sanguigno vi artiglia il collo e vi pianta l’unica testa che avete contro la parete di un bar chiedendovi se avete pagato il conto… Voi fissate a vostra volta il primitivo negli occhi e ricordatevi quello che il vecchio Jack dice sempre in casi come questi. Domanda: “Jack hai pagato il conto?” – “Si ti ho spedito l’assegno per posta”.

E’ vero, non c’è toccasana migliore dei consigli del Pork-Chop Express, qua si tratta proprio di intimidazione Jack. Il vecchio nano-pelato maniaco dall’occhio viscido ci ha preso per il collo e vuole come sempre piantarci l’unica testa che abbiamo sotto i suoi piedi, possibilmente anche sotto la sabbia. Cosa ci consigli di fare Jack?

I consigli del vecchio Pork-Chop Express sono preziosi, specialmente nelle serate buie e tempestose, quando i fulmini lampeggiano, i tuoni rimbombano e la pioggia viene giù in gocce pesanti come il piombo. Basta che vi ricordiate cosa fa il vecchio Jack Burton, quando dal cielo arrivano frecce sotto forma di pioggia e i tuoni fanno tremare i pilastri del cielo. Si, il vecchio Jack Burton guarda il ciclone scatenato proprio nell’occhio e dice: “Mena il tuo colpo più duro, amico. Non mi fai paura”

I ragionamenti di questo tempo

Nevischia. Per noi, lavoratorti diurni, il mattino ha l’oro in bocca… a volte riflesso nello sbadiglio sguaiato del dirimpettaio sull’autobus; ma non sempre va così. E mentre alcuni carburano tra cappuccino e cornetto, io mi concedo quell’unico spazio di lettura quotidiana: il librobus; ma, anche in questo caso, non sempre va così. Oggi, per esempio, son riuscito a leggerne solo poche righe, distratto da altri pensieri e libere associazioni mentali; con buona fortuna, da parte mia, di poterle fare mantenendo una punteggiatura dignitosa… da far rivoltare lo stesso Joyce nella tomba.

Riordinando l’intreccio spaghettoso, affumicato da sguardi spenti gettati oltre il finestrino appannato, pensavo alle festività imminenti, immerse in due settimane di ferie, di cui la prima è: il Natale. Ripescando, per qualche strana e oscura ragione, dal sistema mnemonico-neurale (ok, dopo essermi banalmente ricordato) la notizia riguardo la definizione dello stile di vita di Babbo Natale “modello diseducativo” per i bambini; facendo un paragone insapettato mi sono domandato: qual’è allora la differenza tra un uomo definito “grasso, alcoolizzato, vestito di rosso, in giro a intrufolarsi nelle case dei poveri, alle 3 di notte il giorno di natale, con un frustino in mano” e una ronda capeggiata da Calderoli? Nessuna… tutti e due sarebbero in compagnia di animali cornuti ma probabilmente il secondo non si vestirebbe di rosso.

Scivolando via dalla satira, ma rimanendo in tema bambini, ripenso a un’altra notizia scovata casualmente. Un gruppo di medici tedeschi ha scoperto che i neonati vagiscono e piangono nella lingua della madre. Ora, anche in merito alla considerazione di prima, mi vien da pensare: alcuni ricercatori stranieri non hanno proprio un cazzo di meglio da fare; per fortuna i ricercatori italiani non hanno tempo per queste cose, i nostri sono troppo impegnati a ri-cercarsi un altro lavoro o a fuggire all’ester… ops!

Come se la strada leggesse nel mio pensiero alla parola lavoro vedo un cartellone pubblicitario. Sulle pagine di un quotidiano, distribuito solo su territorio torinese e milanese, viene proposto un concorso in cui… meraviglia delle meraviglie, il premio finale sono: un lavoro e un anno di spesa gratis! Cazzo sì, questo è davvero l’apice sulla quale poggia la civiltà moderna italiana, la base della ripresa economica studiata e sicura: il concorso a premi. Come non averci pensato prima. Perché scomodare la benché minima meritocrazia. Perché passare anni su stupidi e polverosi libri, o in stupide e fredde aule di facoltà universitarie. Perchè investire sulle nuove tecnologie… tanto c’è: il concorso a premi che ti da un lavoro! Perché specializzarsi quando il bello della vita può farti vincere un concorso e un lavoro a sorpresa. In fondo… cosa sarebbe il Natale senza sorprese?!

Ora concludo per bene con una riflessione, prima di amareggiarvi definitivamente le feste con queste parole. Sembra sempre tutto uguale, sembra sempre tutto immutato, ma in realtà rispetto all’anno scorso qualcosa è cambiato. Nell’annosa questione sulla battaglia per capire se lo zampone sia di destra e il cotechino di sinistra (l’unica sicurezza sono le lenticchie, al centro, e i loro effetti lassativi) mi sono premunito, e ho risolto per tempo la questione: perché domandarselo, tanto sono entrambe disponibili sotto marchio Fini… e verranno fatti fuori nell’anno nuovo.

in ogni caso poi la gente… sai che cosa vuole!?!
in fondo…. vuole “Natale con la neve”!
LauraVasco Rossi

Tante buone feste a tutti quanti!! :mrgreen:

Aspettando le ferie…

Periodo di ferie. Di chi le fa, di chi le aspetta. Di chi le vorrebbe ma non può. Di chi ne ha bisogno ma non le fa. Di chi non gliene importa nulla delle ferie, perché non lavora, per privilegio o cattiva sorte, e quindi nulla gli cambia, tranne il fatto che adesso in ogni caso dovrà dire dove pernotterà. Di chi è sempre in ferie col buon senso e le responsabilità, o chi per le ferie li abbandona sull’autostrada.

Periodo di turismo. Di chi viaggia per il sole, il relax o divertimento. Di chi cerca l’avventura o la cultura. Di chi vuole sesso proibito. Di chi va all’estero. Di chi gira, o viene a trovarci, in questa penisola. Di chi rischia denuncia, mentre mangia un gelato nella piazza del centro storico, da parte di vecchi rincoglioniti e bigotti in ronda, gli inguaribili nostalgici vestiti da neo-nazifascisti che non hanno un cazzo da fare.

Periodo di selezione. Di chi vuol far la velina, la letterina, la squillina, la zoccoletta o, se vanno male tutte queste, si può sempre tentare come parlamentare europea. Di chi vuol farsi gettare su un isola, in una fattoria, in una casa chiusa. Di chi finisce in finte accademie di canto o ballo. Di chi, magari, un giorno può volerci scrivere un libro su queste belle esperienze… giusto per allargare il patrimonio culturale medio.

Periodo di intolleranza. Di chi non può stare al sole. Di chi non può stare da solo. Di chi non sopporta chi è diverso. Di chi non può, e non deve, più restare a guardare criminali che governano, riversando frustrazioni personali sullo Stato e trasformandolo in prigione per tutti, tranne per loro. Di chi non ha più bisogno della “crisi psicologica” se il precariato è concreto.

Periodo d’insofferenza. Già cominciato, grazie!