Da un anno a questa parte, anche più, desideravo poter cambiare il solito panorama quotidiano, a tal punto da perdere di significato la meta e ”tutto purché lontano da qui”, pensavo. Adesso, in questi giorni, il suddetto bisogno tanto atteso si è realizzato ma non sono della stessa idea… il dove è importante.
Girellavo in auto quando, chiacchierando, esce il commento: “di terra brutta e desolata ne ho vista molta in questi giorni… beh, in effetti qui non è nemmeno tanto brutta ma certo resta molto desolata”. E in fondo, appena finisco la frase, sento un piccolo colpo. Un colpo o, piuttosto, un senso di colpa.
Ebbene sì, mi rendo conto di non avere alcun diritto di denigrare qualcosa che magari vorrebbe dare, si sforza, ma di più non può. Lo capisco bene, mi ci ritrovo pure pienamente in questo e allora mi pento di un giudizio tanto affrettato, sento specchiarsi qualcosa anche se l’immagine resta gran parte sfocata.
Nella mia siccità di pensiero, nella secchezza di emozioni in cui mi ritrovo, percepisco una grande aridità d’animo e con quanta altra durezza mi devo porre per recuperare uno stato più florido d’interesse? Quanto sale, quanta polvere, quanta ulteriore cristallizzazione può guarire le ferite di una terra così brutta e desolata? Beh davvero, mica poi tanto brutta in fondo…