Chi ben comincia…

04 Gennaio 2008, Venerdì

L’anno nuovo è cominciato, banale constatazione penserete, e insieme all’anno nuovo sono cominciate alcune cose nuove. Una novità per me, ad esempio, è il corso autodidatta di armonica che sto facendo da due giorni, in seguito al regalo fattomi dalla mia dolce amata che, ben consapevole di potersi allontanare a distanza di sicurezza per le sue orecchie, sapeva di farmi cosa enormemente gradita. Ho chiamato la mia bellissima CrossHarp della Hohner: AryMonika; mi sembrava ironicamente geniale, poi quale cosa migliore che mantenere il genitivo femminile a uno strumento su cui poggiare le labbra.

Le novità non finiscono qui, anche sul fronte lavorativo sono cominciati alcuni nuovi impieghi che spero mi portino ad avere un buon anno di attività e qualche soddisfazione in più, che se ne sente la necessità in questo settore ormai un po’ paludoso di recente. Oltretutto legata al mondo lavorativo c’è anche l’esigenza di poter imbastire il discorso di trovare appartamento e ritagliarsi così un piccolo spazio del tutto personale e indipendente dalla propria famiglia. Anche perchè come ulteriore elemento della cascata c’è l’imminente cambio di decina nella mia età anagrafica che quest’anno farà un cambio netto, si passerà a tre… “meglio cambiare, neh?”.

Novità più promettente per quest’anno, è anche l’andare a vivere con la mia Regina di Cuori se le circostanze riusciranno a permettercelo e, soprattutto, se le nostre risorse finanziarie riusciranno a permettercelo. Tutto ciò mi porterebbe a pensare di dover far quattro chiacchiere su chi, tempo fa, chiamò questo stile di vita da “bamboccioni” e fargli capire quanto sia stato utile il suo intervento nella faccenda.

Insomma figlioli, come si dice: Chi ben comincia è a metà dell’opera! - io aggiungo che: Solo chi continua la porta a termine, altrimenti resterà a metà! :)

Blues dicember night

13 Dicembre 2007, Giovedì

Sei quel che mangi, si dice. Una frase che racchiude molti significati, almeno così è per me. Mi domando: se potessimo nutrirci meglio sotto ogni aspetto, saremmo persone migliori sotto ogni aspetto? Se fossimo persone migliori, miglioreremmo il mondo?
Questo è uno di quei momenti in cui lascio scorrere le parole fuori come vengono, anche se il più delle volte fanno parte di un linguaggio un po’ traviato, triste e allucinato.

Questo è dicembre. Un mese che tutti attendono. Il mese che più di tutti o si ama o si odia. Al dicembre tocca l’importante compito di dare un cambio alle cose, si passa dall’autunno all’inverno, si va dal Sagittario al Capricorno, si chiude un anno e ne comincia un altro, e anche le persone cambiano in qualche modo sentendone l’influenza (e mica sempre metaforica come influenza), diventando a volte più buone, a volte più frenetiche, a volte più tristi o felici.

C’è un crescendo di feste attorno a dicembre, come un’opera lirica che raggiunge il suo apice d’intensità. Pacchetti, regali, luci intermittenti, spumanti, botti, panettoni, cene, auguri, qualche volta c’è lo zucchero a velo e altre volte la neve (non sempre di natura legale). Questo è dicembre, col suo vestito a festa di paillettes e i suoi santi alcolizzati: San Nicola e San Silvestro. Dicembre, col suo baccano e le sue aspettative. E’ come una strada innevata, puoi restarne estasiato ad ammirarla oppure decidi di camminarci sopra, ma rischerai di scivolare e imprecare contro il dicembre.

Nelle sue feste dicembre sblocca i resoconti dell’anno passato. Sorseggiamo una vita liofilizzata, mentre in altre parti del mondo la guerra è a lunga conservazione e la società si muove a creare l’immagine di un’amore omogeneizzato. Sei quello che mangi alle volte, se ti nutrissi meglio potresti vivere meglio? A un sorso alla volta, di questo passo stiamo diventando sintetici dentro.

Dicembre, a volte, porta a essere dannatamente blues, nell’aspetto e nel significato. Sentirsi tristi per quel che si vede e far insorgere un infiammante desiderio di protesta, di ribellione. Per alcuni questo potrà essere un bozzolo di adolescenza mai svanito che si riaccende. Quel desiderio di contestazione utopico classico di un’età di passaggio, di cambiamento e voglia di divertirsi, proprio come lo è dicembre. Dicembre è un mese utopico con i suoi zoppicanti propositi di positività che vengono dimenticati, e quest’epoca moderna è un adolescenza fatta di immagine, più che di sostanza, e sapori spesso superficiali o finti.

L’ultimo mese dell’anno viene diviso tra la chiusura dei bilanci di quelli precedenti e le aspettative di quelli successivi. Quali tra questi saranno i più positivi? Tintinnanti pecorelle che si gettano saltellando nella fornace di un’epoca fatta di plastica e batterie. Questo è il mese dell’anno in cui i cinema propongono sempre lo stesso genere di film, puntuali rimescolamenti del precedente; le case diventano sparute immagini scintillanti di luci e addobbi, qualche volta con scene più esotiche di babbi natali esotici e ladreschi che salgono/scendono dai cornicioni delle finestre. Questo è dicembre.

Senza più un vero posto dove stare, il povero dicembre viene spinto e strattonato dalla folla che lo prende in giro, lo detesta se le cose sono andate male, se la prende con lui per le sue feste che vengono imputate di essere commerciali e senza senso. Il dicembre è un barbone vagabondo del nuovo millennio, in balia di accuse e di speranze, sballottato tra canditi e bollcine, tra puttane e alcolizzati. Viene investito di sms e ragazzini con tanta polvere esplosiva da festeggiare un funerale; posto sotto la coltre spessa di ciò che è stato e ciò che sarà!

Questo mese mi è sempre stato a cuore nel bene o nel male, nonostante il mio delirio di poc’anzi. E credo fermamente che questo dicembre del 2007 sarà importante per me quanto e più dei precedenti che ho avuto. Mancano meno di due settimane a questo Natale e poco più per il Capodanno, ma dopo tanti anni io risento in me quel sapore delle feste come quando ero bambino che aspettavo il giorno di Natale sentendone l’atmosfera e il significato.

E io questo glielo devo al dicembre… grazie per avermi accudito da bambino facendomi sognare, sperare ed amare, perché oggi posso sentire ancora il sapore di un ricordo meraviglioso risorgere in me come il fuoco di una fenice sotto le sue ceneri. Grazie per avermi dato un segno della bontà negli uomini, della purezza nella candida, soffice neve che ripulisce il mio sguardo e della forza nella capacità di un nuovo inizio. Con le sue storie piene di magia, elfi, fate, doni e meraviglia, ma anche piene di morali e significati importanti. Grazie dicembre per avermi nutrito così bene, oggi sento di essere una persona migliore anche tramite questo. Grazie! :)

Oggi mi sento blues

04 Ottobre 2007, Giovedì

Questa mattina mi son svegliato a fatica. Tirarmi su dal caldo abbraccio onirico dell’oblio mi è costato un po’ di sforzo. Anche perché non c’era luce ad aiutarmi, solo un pallido sole dietro opachi veli di nebbia autunnale. La giornata è tinta di grigio e così il mio umore, ogni tanto si rifà viva da queste parti quella vecchia sensazione di vivere in un limbo senza storia né destinazione e mi capita di essere triste.

Di solito uso la forza della mia tristezza per incanalarla in un’espressione di creatività, ma nelle ultime tre settimane ho dato il duecento per cento delle mie energie a tutto, perciò non ne ho la forza oggi di buttarla fuori. Solo poche righe su questo autunno che si è appena rifatto vivo e sembra più puntuale di molte altre cose di recente. Unica nota colorata in contrasto con tutto? Triste a dirlo, ma è la locandina di Google che celebra il cinquantesimo anniversario dello Sputnik.

Sarò stato abbastanza formichina da tenermi da parte una scorta di sorrisi per l’inverno?? Solo il tempo lo dirà… vi lascio con la canzone di oggi che il mio iPod nano ha deciso di randomizzare per me.

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Abbattoir Blues

Nick Cave & The Bad Seeds

The sun is high up in the sky and I’m in my car / Drifting down into the abattoir / Do you see what I see, dear? / The air grows heavy. I listen to your breath / Entwined together in this culture of death / Do you see what I see, dear? / Slide on over here, let me give you a squeeze / To avert this unholy evolutionary trajectory / Can you hear what I hear, babe? / Does it make you feel afraid? / Everything’s dissolving, babe, according to plan / The sky is on fire, the dead are heaped across the land / I went to bed last night and my / moral code got jammed / I woke up this morning with a Frappucino in my hand / I kissed you once. I kissed you again / My heart it tumbled like the stock exchange / Do you feel what I feel, dear? / Mass extinction, darling, hypocrisy / These things are not good for me / Do you see what I see, dear? / The line the God throws down to you and me / Makes a pleasing geometry / Shall we leave this place now, dear? / Is there someway out of here? / I wake with the sparrows and I hurry off to work / The need for validation, babe, gone completely / berserk / I wanted to be your Superman but I turned out such a / jerk / I got the abattoir blues / I got the abattoir blues / I got the abattoir blues / Right down to my shoes…

EatAlly: On-The-Road!

15 Settembre 2007, Sabato

Ebbene sì! Sono stati giorni lunghi. Sono stati giorni intensi. Sono stati giorni on-the-road. Sono state le mie ferie. On-the-road in Italia. Alla scoperta di molto più di quello che pensavo di sapere e conoscere.
Vi avviso che questo sarà un post molto lungo, perciò andatevi a prendere una bibita, prendete qualche snack, mettetevi comodi/e e gustatevi un po’ questo racconto. ;)

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W.I.D.O.M.H.

(ovvero: What I Did On My Holiday)

~ L’idea ~
Era da tempo che sognavo di farlo, mi ci sono volute un po’ di circostanze per poterlo realizzare però. Un viaggio che mi portasse ad esplorare la nostra bella penisola, così osannata da tanti e vissuta spesso invece con toni di banalità, o di scarso apprezzamento.
Una delle cose più importanti è stata darsi un po’ un espediente per raggiungere i vari posti da visitare, questo mi ha portato a non soffermarmi troppo a lungo in un posto solo e perciò quello che ho visto è stato un po’ di tutto ma niente in modo approfondito. Nonostante questa spolverata di passaggio sono rimasto davvero colpito a fondo da tutto quello che ho fatto, visto e vissuto. E l’idea, o il pretesto se vogliamo, è stata quella di visitare i castelli d’Italia… alcuni perlomeno, e poi comunque di toccare città dove potevo trovare alcune persone che non vedo da tempo proprio perché la distanza che ci separa è sempre fonte di grande scomodità per certe occasioni.

~ L’intinerario ~
La prima cosa da fare è stata decidere dove passare e cosa/chi visitare. Diciamo che è stato un connubio di occasioni, di disponibilità economica e di tempo. Per aiutarmi mi sono fornito di un bell’atlante stradale tascabile e del fidato “Guida ai castelli d’Italia” che, come sottolinea il titolo, segnala puntualmente più di 500 castelli d’Italia con i luoghi, gli orari e, ovviamente, le note storiche al riguardo.
Devo essere sincero, non son stato lì a dare molto peso agli orari di visita, ho pensato di più che fosse importante non farmi troppi problemi. Infondo queste sono sempre state le mie vacanze ed è importante mantenere vivo anche il significato della parola: relax!
Ho fatto in modo quindi di darmi un percorso autostradale e poi mi son posto delle mete che fossero più o meno in zona, anche se alcune, troppo belle per non essere viste, andavano fuori percorso ovviamente.
L’intinerario è stato: Moncalieri (To), Camogli (Ge), Deiva Marina(Sp), La Spezia -> Serravalle Pistoiese (Pt), Firenze, Arezzo -> Assisi (Pg), Roma -> Torre de’ Passeri (Pe), Ancona, Cento (Fe), Codigoro (Fe) -> Bologna, Marostica (Vi), Moncalieri (To). Per un totale di poco più di 2700 km fatti da giovedì a giovedì… mica male, eh? Certo, ho dovuto selezionare tantissimo le mete, ma non è mica detto che sarà l’ultima volta che lo faccio… ;)

~ Preparazione ~
Vado a comprarmi un bel cd vergine vergine da spiattellarci sopra i miei mp3 da viaggio, che tanto in macchina non avrò altra compagnia al di fuori della mia autoradio. Così se alterno radio a cd nelle zone più buie e tempestose per la ricezione potrò godermi lo stesso della buona musica. E poi c’è da siglare un po’ questo viaggio con una colonna sonora tutta dedicata.
I personaggi che si sono alternanati sugli altoparlanti infatti andavano dal mito dei miti on-the-road di Bob Dylan (Blowin’ In The Wind e Like A Rolling Stone), a pezzi più decisi come i Metallica (Wherever I May Roam) e a qualcosa di più recente come la Cristina Aguilera (Candyman) per spezzare il tema e rallegrare un po’ l’ambiente.
Poi mi sono attrezzato di una buona scorta d’acqua per dissetarmi e un pacco da 8 pile per la macchina fotografica comprate in offerta (dicono di avermene regalate 4… mah, a me sembra che le abbia pagate a sufficenza già così).

~ Primo giorno: 6 settembre ~
Parto alle 9:30 circa, quando invece m’ero messo in testa di cominciare per le 8:00, e qui da subito si capisce la regola del “Ecchissene frega? Sono in ferie!”. Peraltro viaggio da solo, quindi chi volete che mi stressi? Mi passo la prima manciata di chilometri fino a Camogli(GE), superando gallerie su gallerie e mettendo seriamente alla prova per la prima volta il mio senso dell’orientamento e il mio intuito di navigazione per una città sconosciuta. Detto, fatto! La prima tappa riesce benissimo, anche se il Castello della Dagonera è un po’ piccolino, per quanto non è che mi aspettassi chissacché, non avevo ancora idea di che cosa stavo andando a vedere.
Mi cibo della specialità del luogo (focaccia alle cipolle), e mentre me ne sto lì a gustarmi il mio pranzo mi balza agli occhi una scritta che poi ho anche fotografato: “MARE, tu sfidi il tempo dall’alba del mondo”. Bene, - penso - la prima tappa m’è piaciuta, sotto con la seconda!
Riparto entusiasta. Riprendo la mia autostrada verso Deiva Marina(SP), ma il castello di lì proprio non c’è verso di trovarlo. Mi faccio su e giù un paio di volte dal monticciolo in cui la guida dice che si trova il castello ma niente. Alla fine un po’ sconsolato mi getto verso La Spezia, dove c’è un bell’albergo a 4 stelle che mi aspetta. L’unico in tutta la mia marcia che è stato preso così di lusso, anche perché uno dei pochi con stanze disponibili.
Al mio arrivo all’hotel c’è una buona sorpresa ad attendermi… son finite le camere doppie date come singole, perciò mi sistemano in una suite! Figo. :D
La serata la passo nel centro a farmi cena a base di tortellini panna e prosciutto in un locale coi camerieri un po’ scorbutici e dove attendo a lungo che mi portino da mangiare… ed ero affamato come un lupo credetemi.

~ Secondo giorno: 7 settembre ~
Scendo nella hall dell’albergo per farmi la mia colazione a buffet, ed esagero perché so che i chilometri saranno molti e poi perché essendo a buffet posso strafare che tanto è già tutto pagato. Anche sta volta parto un po’ in ritardo, ma raggiungo Serravalle Pistoiese(PT) con meno fatica, trattenendomi soprattutto dal visitare Lucca che già conosco per altri aspetti ma che ho avuto sempre poco tempo per visitarla bene.
Faccio le mie foto al castello locale che si trova in un classico villaggetto dall’aria di essere una città fantasma, poi mi rimetto in marcia verso Firenze.
Devo farvi una confessione, io a Firenze ci ero già stato per naja durante le 3 settimane di C.A.R. fatte a Scandicci, e non mi era piaciuta. Ammetto che mi è piaciuta ancor meno questa volta che, per raggiungerla, sono andato in macchina e non in treno. Non me ne vogliano i fiorentini, ma guidate proprio male… (e son stato fine a esprimermi).
Al ché al più presto riparto per Arezzo, mentre durante il viaggio sento il mio amico di Roma per incontrarci e sapere i contatti per pernottare nei prossimi giorni del mio viaggio.
Ad Arezzo trovo il mio squallido hotel a una stella che mi attende… posto orribile e senza cesso, anzi la stanza stessa è un cesso, anche per un albergo a una stella. Fortunatamente le lenzuola sono pulite e tanto basta.
La serata ad Arezzo è magnifica invece. Temperatura mite e città vivace, mi fermo in un dehor per bermi una bella birra prima di andarmene a dormire. La fauna locale è piuttosto discreta e un po’ mi dispiace dover ripartire l’indomani mattina. Tra l’altro tutto ciò mi ricorda di alcune mie ultime frequentazioni torinesi che ormai sono scemate (anche nel senso che mi son deciso ad ammettere che sono stato uno scemo a sperarci), e che devo staccarmene, ma non mi rattristano più di tanto l’umore.

~ Terzo giorno: 8 settembre ~
E’ sabato, e mi sveglio presto lo stesso per abbandonare quell’orrendo hotel. La mia prossima tappa è la famosa Assisi(PG).
Più di 70 km di deviazione dall’autostrada, ma ne vale la pena. Già prima di arrivare Assisi si presenta squarciando il panorama con la sua cittadella che spunta rigogliosa e medioevale al di sopra delle casette comuni che, senza togliere nulla a nessuno, vengono un po’ surclassate dalla maestosità della loro vicina.
Trovo parcheggio e mi faccio tutta la strada della camminata a piedi dove c’è questo impressionante viale di mattoni in terracotta contrassegnati con i nomi di chi vi è passato, con tanto di data e luogo di provenienza. Alla fine di questo sentiero una nobile scritta latina che dice “Pace e bene”, e a me vien da riflettere su quanto siano spesso in disuso nella pratica questi due importanti valori.
Assisi è semplicemente meravigliosa, grande e affascinante. Ci consumo gran parte delle batterie e della memoria della macchina fotografica, ma non saranno mai in grado di catturare quello che si trova nella mia di memoria. Sono rimasto letteralmente estasiato.
Quasi infatti non mi rendo conto del tempo che passa, e un po’ a malincuore faccio ritorno alla macchina per raggiungere Roma.
Quando arrivo finalmente nella capitale poso i bagagli e mi faccio una meritatissima doccia per incontrarmi a cena col mio amico, sua moglie e la sua adorabile bimbetta di poco più di un mese. Cena a base di specialità romane, pasta all’amatriciana e polpette! Semplicemente mi sono abbuffato. E nonostante ci fosse la notte bianca nella capitale, io me la passo satollo e goduto in compagnia del mio amico, fino a quando anche la stanchezza ci si mette in mezzo e sono costretto a salutare andandomene a nanna.

~ Quarto giorno: 9 settembre ~
La mattinata scorre a Roma con una passeggiata in periferia alla ricerca di un tabaccaio aperto. E’ domenica e io non ho spiccioli per un distributore. Quando finalmente trovo qualcosa di aperto mi rendo conto sorridendo che si tratta di una pasticceria. Ora, voglio dire, non so come siete abituati voi, ma per me una pasticceria che fa anche da tabaccheria è un cosa un po’ bislacca.
Nel tardo pomeriggio rivedo il mio amico, ci facciamo una lunga passeggiata in centro in cerca di un locale dove cenare. Poi andiamo a casa sua, la moglie e la piccola sono dalla suocera perciò ci sbevazziamo una cosa insieme mentre scorre il dvd di Star Wars III e volano i più disparati commenti di due appassionati della saga!

~ Quinto giorno: 10 settembre ~
E’ ora di ripartire da Roma, ma la mia destinazione è un po’ incerta. Devo arrivare fino a Codigoro(FE) per far visita a mia nonna, ma non so ancora decidermi se fare una lunga tirata proseguendo per il percorso prefissato (passando cioè da Pescara-Ancona sulla costa est), o se andarci direttamente prendendo la Roma-Firenze-Bologna tornando sui miei passi e accorciando il percorso. Mi convinco che devo continuare sulla mia idea e quindi prendo lo svincolo per Pescara dal raccordo anulare.
La mia tappa è Torre de’ Passeri(PE), dove si trova la residenza in Abruzzo di Dante, il Castello Gizzi. Purtroppo quando lo raggiungo è ormai troppo tardi per poterlo visitare anche all’interno e non posso nemmeno aspettare le due ore prima che riapra, perché il viaggio per quel giorno è ancora parecchio lungo se non mi voglio fermare prima per la notte da qualche altra parte.
Così faccio le mie solite due foto e mi rimetto in marcia. La strada è davvero lunga questa volta e sono costretto a fare molte soste. Ma il panorama del mare Adriatico che mi scorre proprio a fianco rende il viaggio molto più distensivo. Presto potrò godermelo un po’ anch’io direttamente e mi sembra quasi che si sia seduto al posto del passeggero. Forse sto soffrendo da traveggole portate da viaggio e solitudine. - penso - Forse alla fine di tutto mi dovranno mettere in psichiatria.
In prima serata raggiungo mio cugino a Cento(FE), ceno con lui e la sua famiglia. Il mio nipotino, o cuginetto in seconda, ha ormai più di un anno, e cerco disperatamente di insegnargli a dire “zio Mauro” ma non ci riesco, è tutto preso dal dvd dell’Era Glaciale 2.
Mi riposo un po’ e poi mi sbobbo quegli ultimi chilometri fino a Codigoro(FE) per andare da mia nonna.

~ Sesto giorno: 11 settembre ~
Passo la mattinata a chiacchierare con mia mamma e mia nonna, poi, prima di impazzire veramente a starmene dietro a due peppie di quella risma, me ne scappo al mare.
La spiaggia è deserta così come i viali turistici d’ingresso. Sono al Lido Estense dei famosi 7 Lidi di Comacchio, dovrebbe essere il posto più vivo tra tutti i lidi, ma si vede che settembre non è il mese più ideale per questo.
Tra l’altro, nonostante il bel sole, tira un vento forte e sin troppo fresco per rimanerci a lungo. La giornata ormai è andata e io me ne ricaso con le pive un po’ nel sacco. I miei due giorni di mare previsti sono stati stroncati già al 50% e io spero non debba rinuciarci del tutto.

~ Settimo giorno: 12 settembre ~
Vado di nuovo al mare, questa volta in una giornata migliore. Talmente bella che faccio il bagno, poi mi sdraio sull’asciugamano e mi addormento. Risvegliandomi qualche ora dopo con una bella scottatura fantozziana alla schiena… Perfetto! - penso - Proprio quello che mi ci voleva per aiutare un po’ le prossime ore alla guida!
Mi rivesto e me ne vado un po’ sui viali a raccimolare cartoline, una piadina veramente spettacolare e qualche giornale per concludere un po’ la giornata.

~ Ultimo giorno: 13 settembre ~
Sono nuovamente indeciso sul percorso da effettuare, inoltre mi sveglio presto ma parto un po’ tardi per via dei lunghi saluti con mia nonna… che da brava nonna, romagnola per giunta, cerca di rifilarmi tonnellate di cibo e acqua per il viaggio.
Alla fine decido intanto di dirigermi a Bologna per visitarla, tanto sarei costretto a passare da lì in ogni modo, poi deciderò la destinazione… Sfiga vuole che lungo la statale che porta a Ferrara mi succede una piccola disavventura.
Mentre sto guidando sulla corsia di destra faccio scivolare la mano destra verso il poggiapiedi del passeggero per raccogliere la mia classica bottiglia d’acqua e berne un sorso. Solo che nel farlo mi scatta un pochettino la spalla sinistra che sta tenendo il volante, e in pratica faccio la barba al guard rail che mi striscia la fiancata.
Il cuore mi stramazza di adrenalina, e in un attimo rischio quasi che la macchina mi vada in testacoda per via della sbandata. Di colpo prima freno, controsterzo e poi accelero per far riprendere alla macchiana la traiettoria.
Il danno è lieve, ma la strisciata c’è e si vede. La cosa più importante è che tutto sia avvenuto nella più totale assenza di altri mezzi attorno a me e che solo la macchina ne è rimasta graffiata.
Arrivo a Bologna un po’ affranto da quel che è successo. Me la guardo, la giro, ci faccio anche pranzo ma sono poco acceso d’umore per godermela per bene. Faccio le mie foto alle classiche torri e poi mi rimetto in marcia.
Poco prima del bivio tra Padova e Milano scelgo ancora una volta di proseguire lungo il percorso che mi son fatto in precedenza. La mia meta dunque è Marostica(VI) dove mi aspetta il famoso castello luogo dell’ancor più famosa partita a scacchi vivente.
Bella! Veramente bella Marostica. Non mi son pentito di aver scelto di passare da lì. La parte più incredibile riguarda il castello superiore, dove c’è una muraglia medioevale che ricorda in scala ridotta la più famosa Muraglia Cinese.
Quando finisco il mio giro a Marostica sono ormai le 19.00 e ci son stati più di 400 km di autostrada fino a Moncalieri(TO) per il mio ritorno. Sono arrivato a casa stanco e contento, poco prima di mezzanotte. E poi sono crollato sul letto giusto con la forza necessaria a infilarmi il pigiama prima di svenire sotto le lenzuola.

Prima di terminare tutto questo, voglio ringraziare tantissimo chi mi ha dato un po’ una mano in questo viaggio ospitandomi e tenendomi compagnia in quest’avventura. E poi un grazie anche a chi ha tenuto compagnia al mio blog durante la mia assenza, facendo un passaggio di quando in quando e magari leggendo anche questo post. E un grazie anche alla signora tanto gentile dell’autogrill di Nure Nord (letto velocemente fa un po’ tolkieniano…), che mi ha fatto un po’ da mamma nello sfamarmi con tanta pazienza, mentre ero stanco e inebetito dal viaggio di rientro. Ringrazio anche infinitamente la mia autoradio che ha fatto sì che il tempo si ovattasse spezzando il silenzio. Un grazie particolare va al mio Moleskine che ha avuto l’onere di farmi da confessore durante le mie elucubrazioni di questo tosto viaggio. Last but not least, ringrazio la mia auto che mi ha dato questa possibilità nonostante debba farmi perdonare di quest’ultima sfregiata… “piccola ti porterò presto dal carrozziere, promesso!”.

Un abbraccio a tutti, gente! Me ne vado a dormire, pronto per l’ultimo week end prima di tornare a travajé! :D

How many roads must a man walk down,
Before you can call him a man…
Bob Dylan - Blowin’ In The Wind

Avere 5 giorni di mutua con solo 2 nuovi dvd (nuovi per dire, sono solo ancora da vedere) metterebbe alla prova chiunque. Anche perché leggere diventa un’attività faticosa col raffreddore (sternutisci ogni due minuti, ti impiastricci le dita e tendi ad avere il cervello troppo otturato per capire ciò che stai leggendo), ascoltare musica dopo un po’ non basta perché tanto non è che devi star lì attivamente, la senti e basta. Che fare??

Così tiro fuori i miei due assi nella manica e in due giorni mi sono rivisto i Blues Brothers e Blade Runner (ora finalmente ho il dvd dopo secoli di usura della VHS), e adesso?? Domani mi spingerò forzatamente fuori dalla porta per andare a spedire all’ultimo minuto i fogli della mutua, e passare dalla farmacia, così con la scusa mentre sono in giro potrò acchiappare qualche altro film… anche se non ho molta voglia di spendere altri soldi in dvd.

Il titolo di oggi riguarda proprio l’ordinazione di Elwood e Jake Blues alla tavola calda dove Aretha Franklin si mette a cantare Think! Altro momento indimenticabile, quando John Belushi entrando nella chiesa, con padre James Brown al sermone, vede la luce di Dio illuminarlo su…: “LA BAND! DOBBIAMO RIUNIRE LA BAND!”

‘Siamo in missione per conto di DIO!’:D