Terra brutta e desolata

Da un anno a questa parte, anche più, desideravo poter cambiare il solito panorama quotidiano, a tal punto da perdere di significato la meta e ”tutto purché lontano da qui”, pensavo. Adesso, in questi giorni, il suddetto bisogno tanto atteso si è realizzato ma non sono della stessa idea… il dove è importante.

Girellavo in auto quando, chiacchierando, esce il commento: “di terra brutta e desolata ne ho vista molta in questi giorni… beh, in effetti qui non è nemmeno tanto brutta ma certo resta molto desolata”. E in fondo, appena finisco la frase, sento un piccolo colpo. Un colpo o, piuttosto, un senso di colpa.

Ebbene sì, mi rendo conto di non avere alcun diritto di denigrare qualcosa che magari vorrebbe dare, si sforza, ma di più non può. Lo capisco bene, mi ci ritrovo pure pienamente in questo e allora mi pento di un giudizio tanto affrettato, sento specchiarsi qualcosa anche se l’immagine resta gran parte sfocata.

Nella mia siccità di pensiero, nella secchezza di emozioni in cui mi ritrovo, percepisco una grande aridità d’animo e con quanta altra durezza mi devo porre per recuperare uno stato più florido d’interesse? Quanto sale, quanta polvere, quanta ulteriore cristallizzazione può guarire le ferite di una terra così brutta e desolata? Beh davvero, mica poi tanto brutta in fondo…

Perché non mi piace più (?)

Le cose cambiano, anche quando con estrema caparbietà e ostinazione non vorremmo, o non lo accetteremmo, cambiano punto. Non ci si aspetta di stare fermi mai. Come quei giochini con la biglia di metallo e il labirinto con le buche che c’erano al mare quand’ero piccolo, era inutile stare fermi troppo a lungo negli angoli, prima o poi sarebbe stata ora di ripartire evitando le buche… eccetto una. Eh, ormai posso sempre più dire ero piccolo. A breve un’altra tappa a cifra doppia mi aspetta, giusto per limare quel po’ di orgoglio in più, a ricordare che l’orologio cammina sempre. Cambiano anche i gusti. Solo alcuni, non tutti (chi in questo momento era subito scivolato/a su qualche pensiero malizioso se ne pentirà amaramente, subendo terribili rappresaglie karmiche: parola mia!). E cambiare è sempre un processo farraginoso, spigoloso, fastidioso… e anche qualcos’altro che termina in -oso.

Qualche sera fa, in compagnia di un amico, si parlava dei tanti altri nostri amici sparpagliati in giro per il mondo, quasi tutti intenti a sistemarsi, a farsi una famiglia e, chi più chi meno, a cercare di seguire volentieri quell’antico consigli biblico di “andate e moltiplicatevi”… certo ancora oggi qualcuno non è molto ferrato in matematica, oppure ha preso troppo in parola il passaggio e allora via a gemellare a tornate di tre e quattro per volta! Insomma, sto divagando… il punto è sentire il cambiamento come un ospite indesiderato, immaginarselo camminare di soppiatto in stile Pantera Rosa, pronto a rubarti via qualcosa di valore per piazzarti una qualche paccottiglia finta, plasticosa, vuota e senza tanti complimenti farti anche la pernacchia di scherno. E questo solo per non fare scattare l’allarme. Quel trillo fastidioso che in questo caso dice “stai invecchiando!!! stai invecchiando!!!” e ti fa sentire stanco. Ancora più stanco del normale. Stanco e ancora non hai fatto niente!

Allora prendi, parti e cominci a pensare di lanciarti in cose assurde, atti o attività per cui vorresti catalogarti come “imbecille senza speranza”… e non ci riesci solo perché alla “i” di imbecille ci sono già troppi posti in attesa e sei più in basso di molti altri professionisti del settore. Vorresti spremere ogni millisecondo attivo, vivo, acceso, tirare avanti spernacchiando gli altri come l’orsetto a pile nella pubblicità… poi ti accorgi di quanto questa stessa maledetta similitudine ti faccia capire che stai parlando a un passato lontano, immagini di un altro secolo, un altra epoca, quasi un’altra vita. Un passato in cui adoravi compiere gli anni, le sorprese, le feste, dolci e regali, quando c’era entusiasmo per essere diventati di più. E poi, come uno slittino da neve lanciato a velocità incalzante verso il burrone, desidereresti frenare invece di accelerare, sterzare andrebbe anche bene, far passare qualche altro orsetto e… che ci finisca lui prima, si sa mai che riempia insieme agli altri sto burrone e io me la scampo!

No, non me la scampo mancano solo più due giorni… porca miseria, forse non mi piace più davvero. L’importante comunque sarà arrivare ai 34… e c’è chi non c’è riuscito!! :twisted:

L’armadillo e la montagna

Di spalle all’autista, un sole crepuscolare squarcia il finestrino come una macchia di marmellata all’arancia spiaccicata su una tovaglia azzurra. In una spumosa forma d’armadillo dallo sguardo assente e triste, una nuvola dirige il suo profilo contro un francobollo di scorcio alpino decorato da un nastro di sopraelevata. L’istantanea consapevolezza della mancanza di solidità messa di fronte agli eventi ineluttabili…

Torno a casa con l’amarezza di dover presto fare a meno con quello che si stava definendo come un punto di riferimento. Un efficace aiuto contro difficoltà altrimenti tanto vaste da far sembrare giganti dei mulini a vento. La scuola di yoga, a cui stavo partecipando da circa sei mesi, chiuderà a Luglio. In un certo senso capisco che non è altrimenti sostituibile, in un altro capisco bene invece di poterne trovare molte altre ancora. Al momento mi rimane un AUM tatuato al centro di un sole arancione, il cui significato nella mia esistenza si sta percettibilmente assottigliando, e uno scialbo armadillo di fumo contro il tramonto acceso di una sera d’Aprile.

Vita, per ora devo accontentarmi di averne. Nient’altro. Andiamo avanti…

I’m in the middle of nowhere
Near the end of the line
But there’s a border to somewhere waiting
And there’s a tank full of time
Oh give me just another moment
To see the light of the day
And take me to the another land where
I don’t have to stay
And I’m gonna need somebody to make me feel like you do

["For crying out loud" - Meat Loaf]

Aspettando l’Epifania

E’ notte, è dicembre, le luci restano accese più a lungo con i giorni più corti. Sono fredde tenebre che racchiudono in un guscio la rinascita, ancora lontana. Duplicità del tempo: guardi l’orologio approssimarsi allo zero mentre un dito d’aria ti sfiora nell’interspazio tra il calzino e l’orlo del pigiama, e scopri con lucida intensità che qualcos’altro è già andato sotto lo zero. Qualche decade fa avrei desiderato intensamente la neve, formulando l’idea istantanea di una semplice equazione: neve alta = un giorno in meno di scuola. Adesso non ne avrei bisogno, di questo passo la scuola potrebbe non arrivare a Pasqua. E sempre qualche decade fa avrei desiderato di tutto a Natale, lasciandomi dominare e avvinghiare dal gioco della meraviglia di luci dorate e fiocchi curvilinei. Adesso… adesso faccio una smorfia pensando al dovere dei regali, invento barzellette maligne e caustiche del tipo:  ”Che differenza c’è tra Babbo Natale e Berlusconi? Nessuna, è solo una questione di appuntamenti: uno ha l’impegno di passare almeno una notte l’anno con otto renne, l’altro ha l’impegno di passare almeno una notte l’anno con una mino-renne”. Adesso sono grande e aspetto l’Epifania.

Chiudo gli occhi (no, non per davvero o non riuscirei a scrivere) e immagino la sua figura curva sulla scopa, la pelle ruvida e avvizzita, una risata sgraziata, e scuri abiti svolazzanti che si confondono con la notte. L’Epifania è un blues pieno, curato, secolare, è anche il suo solo aspetto dalle mille rughe, consumate e rattoppate, diventa una mappa della maturità di esperienze, di crescita, di maturazione. Si è nuovi, forse, solo al principio di un’idea e l’istante dopo si comincia a marcire. Appendi la tua calza in attesa, la sospensione temporanea di quel sottile strato che separa la concretezza di un pavimento freddo, dalla concretezza di un piede gelato. La Befana è una figura solitaria, senza elfi, folletti, o animali cornuti a darle una mano. E’ il vero sentimento di altruismo, distingue buoni e cattivi ma non fa mancare a nessuno un dono. Con la scopa di saggina fa il suo sporco lavoro di ripulirci l’animo dal turbine di canzoncine tintinnanti, dai sentimenti perbenisti di facciata, e dentro il sacco mette dolcezza e carbone, perché oltre le apparenze della faccia rugosa accarezzata troppe volte dalla vita, oltre le sue scapole sporgenti e scomode, si trascina un nero fagotto di ogni torsione umana. Con lo sguardo pieno di fascino graffiante ti dice: “hey bimbo, apri gli occhi… la festa è finita, l’ultimo bacio spetta a me”.

L’importanza di non dover sorridere

Ogni giorno, dal momento in cui si mette il piede fuori casa, al lavoro, sull’autobus, nel negozio, per strada, chiunque incontri, per qualunque motivo lo incontri, ti vuole vedere sorridere, ne ha bisogno. Il segreto di oratori e politici è quello, da secoli, di sorridere al prossimo, sempre, comunque e dovunque, in qualunque circostanza, verso chiunque, sorridi. Domanda, perché?! Risposte ce ne sono a dozzine, si può sceglire la più congeniale in base all’occasione: per educazione, sedurre o attirare l’attenzione, consolare, per salutare, con cordialità o per gentilezza, per mostrare quanto è buono il dentifricio usato. Altra domanda, se non ne avessi voglia o motivo?! C’è il sorriso di circostanza, si dice fa’ buon viso, ovvero sorridi, a cattivo gioco, senza stare a pensarci troppo, farsi domande o avere un motivo, sorridi.

Spesso in tv, quando ascolti la radio, o su internet nella maggior parte dei blog, nelle mail demenziali, tutti cercano di farti sorridere, nei discorsi da bar, in pausa caffé, tra le spire di sigarette addizionate, negli sguardi maliziosi rivolti a qualcuno interessante perché sa dare o strappare un sorriso, in fondo, dopotutto, vogliamo solo disperatamente sorridere. Alimentiare ogni attimo con dei sorrisi fa bene, perché sorriso fatto sorriso ricevuto, quindi lubrifichiamo gli ingranaggi delle giornate a prescindere da quanta merda s’infili dentro, mai smettere di sorridere, è la miglior droga naturale gratuita in circolazione.

Non voglio negare il dolore. Non voglio specchiarmi nelle vesciche di compassione ai margini degli occhi nella gente. Non sono morbosamente drogato di sorrisi. Non c’è per forza solo la depressione dietro a un momento di tristezza. Non esistono soltanto i colori dello spettro emotivo che fanno comodo. Non voglio essere isolato o circondato se non sorrido. Non ho paura di portare a galla un malessere senza dovermi per forza spiegare o sfogare. Non lo so se siete d’accordo, ma reclamo il mio importante diritto di non dover sorridere!

Smile
Charlie Chaplin

Smile though your heart is aching
Smile even though it’s breaking
When there are clouds in the sky, you’ll get by
If you smile through your fear and sorrow
Smile and maybe tomorrow
You’ll see the sun come shining through for you

Light up your face with gladness
Hide every trace of sadness
Although a tear may be ever so near
That’s the time you must keep on trying
Smile, what’s the use of crying?
You’ll find that life is still worthwhile
If you just smile

That’s the time you must keep on trying
Smile, what’s the use of crying?
You’ll find that life is still worthwhile
If you just smile