Addio amico mio.

Dopo gli anni trascorsi e spesi a pigiare i tasti che hanno portato alla creazione di questo piccolo spazio personale su web ho preso la più amara delle decisioni: chiuderlo!

Aperto con la strana voglia di dire/scrivere qualcosa che potesse valer la pena di essere letto, si è trasformato man mano passando da Eat me & Drink me! a Strada di Parole, poi Rattoppathos e ora chiude con Curry Bee. Nel tempo è diventato un posto di riflessione, risate, confessione, sfoghi, confronto, creatività, e tutto questo lo ha dotato (almeno per me) di una specie di personalità, misto di articoli e commenti: come un amico.

Ora, per molti motivi (di cui alcuni dolorosi e privati), è giunto il tempo di porre fine agli strascichi di questa sofferenza legata alle parole scritte qui, davanti a tutti quelli che, per caso o volontà, hanno avuto il piacere o il dispiacere di finire da queste parti. Un grazie di cuore però glielo devo, per avermi permesso di entrare in contatto con così tante persone vere celate dietro nickname virtuali che hanno avuto la pazienza e il piacere di arricchirmi della loro presenza.

ADDIO AMICO MIO!

Un lungo saluto

Questo è l’articolo più difficile che ho dovuto fin’ora comporre. Penso di averlo cancellato e riscritto non meno di una trentina di volte, finanche ora ho dei ripensamenti al riguardo ma ormai come viene resterà!
Da alcune settimane ormai rifletto sulla decisione che ho preso, rivedendo soprattutto i motivi, le circostanze e i significati che mi hanno portato anche solo a prendere in considerazione il fatto di volerlo.
Ho deciso di chiudere questo blog dopo mesi di onorato servizio, dovendogli un GRAZIE enorme per tantissime cose! E un altro GRAZIE galattico per tutti quelli che hanno avuto, e spero avranno, un bel ricordo di quello che ho scritto.
L’avventura di Eat Me & Drink Me! finisce qui, i motivi che mi portarono a crearlo e per cui intendevo portarlo avanti si sono attualmente dissipati dalla mia vita, che ora è rivolta verso altro. Inoltre mi dispiace tantissimo anche, come blog in sé, di non poter avere quella giusta attenzione e quel giusto tempo da dedicargli, che in qualche modo penso gli spetterebbe.
Ovviamente nessuna decisione è irrevocabile e non è detto che un giorno non si possa tornare sui propri passi o con qualcos’altro, ma al momento quella che ho fatto è una scelta che sento e che sento essere a tempo indeterminato.

Un saluto e un sorriso caloroso a tutti! :D

Penombra e sussurri

Chiudo gli occhi, gettando uno sguardo ai led verdi di quell’orologio digitale che segna una manciata di minuti dopo la mezzanotte, non sono stanco ma devo dormire se non voglio esserlo domattina. Non ci riesco, rinfilo le ciabatte vado verso il portatile… non è una notte da dormire, non è una notte tranquilla, ho bisogno di scrivere qualcosa perchè nella poca luce di questa stanza una flebile voce interna non mi lascia riposare. La riconosco e allora la scaccio così.

Apro gli occhi, sono un bel bambino attento e diligente, dalla salute precaria. Gli occhi sono grandi e sinceri, il corpo è magro e patito, ma c’è luce dentro nonostante tutto. Le persone dimostrano affetto, non si può ancora vedere ma il loro sguardo ha un misto di benevolenza e compassione, come le loro nitide parole. Sorrisi di circostanza e baci di apparenza, l’odore dell’ipocrisia si fa a mano a mano sentire.

Chiudo gli occhi, mi ritrovo adolescente timido e introverso, con un paio di occhiali che focalizzano a forza un mondo che cercavo di sbiadire e cancellare. Non c’è più luce dentro, ma solo un’oscurità penetrante, attraversa tutte le maschere e le menzogne, arriva dritto a fondo, mette paura per la sua infallibilità. C’è tanta rabbia e voglia di dolore, c’è solo un grande silenzio dopo l’olocausto.

Apro gli occhi, ci sono tante candeline quante ne servono per votare, anche qualcuna in più, ma ognuna di quelle non ha un grande significato, la vita ricomincia oggi poco per volta. Non c’è luce, non c’è oscurità, ma solo uno stretto cammino in bilico nella penombra con sussurri del passato tutt’intorno e un’incedere inerziale fatto perlopiù di domande e incertezze. Vivo più di istinti che di altro, affino il mio senso di legame con la natura e mi sento più un animale che sopravvive, che non una persona nella società.

Chiudo gli occhi, guido la mia auto giorno e notte, sono grande abbastanza per farlo, per fare tardi, cercarmi una casa, sapere ciò che è bene e ciò che male. So come poter riaccendere le candele che sono cadute nella neve, scelgo più spesso la luce delle tenebre e la mia voce è sicura, matura e ferma, gli altri mi ispirano ma le parole sono le mie, ma non basta… sono ancora sempre solo, di certo non felice anche se provo ad aiutare gli altri ad esserlo.

Apro gli occhi, è una notte fredda di un anno bisestile appena cominciato, accendo il portatile per scrivere alcune parole nello stesso posto dove ho avuto occasione di poter incontrare qualcuno, così speciale al punto di poterla amare con tutta la forza della natura. Dall’intensità del calore e della luce del sole, al caos ululante di forza di una tempesta; dalla delicatezza della brina che diventa rugiada, al lento, intraprendente e silenzioso crescere di un’albero secolare; dall’inebriante inseguimento di una caccia a perdifiato, all’elegante levarsi in volo sincronizzato di uno stormo su di un fiume al tramonto.

Sono felice, giorno dopo giorno cresco e nutro con attenzione la mia felicità (che spero sia la “nostra”) e provo ancora ad aiutare gli altri a prendere modo e motivo di crearsi la propria. Adesso però chiudo gli occhi, per sognarla e sognare il mio domani, che è quasi giunto a me nelle ore che ho passato a scrivere… buon riposo! :)

Sword of Damocles

“Dioniso, il tiranno che governava Siracusa, venne proclamato da Damocle, l’adulatore, l’uomo più felice della terra. Il re, per convincerlo del suo errore, invitò Damocle a un banchetto, rivestendolo e trattandolo come un sovrano e lasciandogli il suo posto a tavola. Ma durante la festa, una spada sostenuta da un singolo crine di cavallo,  fu appesa al soffitto proprio sopra la testa di Damocle. Sorpreso della spada appesa Damocle chiese a Dioniso come mai vi fosse una spada appesa in modo così precario proprio sopra il posto del re, e gli chiese come mai non la faceva togliere di lì vista la sua pericolosità. Dioniso rispose che la vita di un tiranno è sempre sotto pericolo e che la spada simboleggiava come comprendere meglio il tipo di felicità a cui è sottoposto un regnante. Damocle perse improvvisamente il gusto e i sapori di ogni vezzo goduto durante la festa.

Rileggo questo semplice sunto del racconto sulla Spada di Damocle per portare alla mia mente uno degli esempi più simbolici sul potere, su coloro designati ad amministrarlo e sullo stile di vita e rischi che comporta avercelo.
Ad oggi una seconda città in Italia è esplosa in un atto di violenza a seguito del problema rifiuti. Un brivido è corso lungo la mia spina dorsale perchè ho visto quella spada dondolare leggermente, ho sentito il crine di cavallo cigolare fastidiosamente per il peso.
Speriamo che tenga… per l’ennesima volta, speriamo che tenga!