Ferie (fase II): i cortochilometraggi

Spesso si dice che al Destino piaccia essere ironico e che gli piaccia anche giocare, sebbene sovente non abbia un umorismo condivisibile e né si possa dire abbia doti di lealtà. Ad esempio: proprio mentre rintoccano gli ultimi momenti di ferie estive, e aumenta il desiderio di non finirle così in fretta, i due orologi a muro in casa si sono fermati, quasi a voler bloccare il tempo di questi giorni. Citando lo stimato Hermann Hesse: “Anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno”, e in questo caso si tratta delle 3:29 e delle 6:59. Buffo, tutt’e due a un passo dal fare cifra tonda.

Eppure nessuna preoccupazione per l’orario in queste due settimane, ho zittito la sveglia e non mi sono fatto tediare dalla fretta, come bisognerebbe fare sempre nelle ferie. Ho visto la quiete del lago, mi sono tuffato nel mare, ho respirato la montagna, e in ogni momento mi sono tenuto il più lontano possibile dal ticchettio, dalla cifra digitale, da lancette e quadranti. Sono stato a bivaccare all’ombra, mi sono rosolato leggendo sulla pietraia, ho farfugliato pensieri leggeri ad altezze con una superiore densità d’ossigeno, e in nessun caso ho pensato fosse troppo presto o troppo tardi per qualunque cosa.

Certo impossibile starne del tutto senza. Il pagamento dei parcheggi, la freschezza dei viveri nel frigo portatile, l’incendiarsi del cielo al tramonto, le prenotazioni al ristorante… le vie indirette dell’inevitabile scorrere di Cronos erano comunque presenti, tangibili sebbene doppiamente invisibili. Così per chiudere in bellezza restano una manciata di pasticcini da consumare con parsimonia, alcuni raggelanti conti delle spese fatte e un paio di batterie da sostituire per far ripartire i battiti dei segnatempo. Giusto per ricominciare a controllare quanto manca alla prossima tornata di momenti senza tempo…

Ferie (fase I): la preparazione

Domani ultima giornata di lavoro in ufficio, per qualche tempo. E’ banalmente ora di ferie anche per me, e ho intenzione di gustarmele per benino.

La prima cosa da fare quando si va in ferie dovrebbe essere: festeggiare! A modo mio posso dire di averlo fatto, o meglio di aver fatto i preparativi, pensando di regalarmi qualcosa a cui ambivo già da tempo… di cosa sto parlando?! Semplice: sono diventato il felice possessore de ”Il Mahabharata” di Peter Brook, in versione doppio dvd Collector’s Edition, e della mitica e mitologica “Edda” di Snorri Sturluson, questa in versione Adelphi. :D

Stupefacente, vero?! Forse potrei essere l’unica apina sulla faccia di questa Terra, a volermi sparare giù per il gargarozzo estivo una dose di 6 ore di film mitologico/indù a fianco di una massiccia dose di prosa mitologico/norrena. E’ strabiliante come un paio di esemplari del genere possano finire nelle mani di un unica, malatissima, persona. E poi insomma, lo scazzatissimo cassiere de La Feltrinelli, con l’aspetto più simile a un reduce da rave party, alla quale ho pagato tutto assieme un cospicuo conticino con la quale, anche lui, può dire di farsi le vacanze… beh, almeno un saluto poteva farmelo sto maleducato.

Una delle cose interessanti, e comuni, della mitologia, dell’epica e, in definitiva, del racconto morale di ogni tempo, è quella di percepire ogni forma di indolenza come “la via più veloce per essere fatti fuori/tolti di mezzo in men che non si dica”. Così ne esce che il caro commesso dal capello a spazzola sparpagliato, e dalla caccolina di pizzetto appiccicata come un francobollo sotto il labbro, diventa il perfetto esempio di vuoto entropico antropomorfizzato (e a breve durata fossimo nell’ambito di una delle suddette storie) dalla quale staccarsi… godendomi delle belle ferie piene e gratificanti. Senza perpetui e ininterrotti monologhi calcistici, senza le sistematiche pause-caffè post-mortem e, in definitiva, senza telefonate/mail/riunioni e quegli insopportabili continui sorrisi e battute di circostanza.

No, niente di più di tutto questo cari amici… domani sera la mia personale telecronaca sarà: birra fredda in una mano, telecomando nell’altra mano, Vittorio Mezzogiorno nei panni dell’eroico Arjuna, seduta spartana su tappeto di salotto con un paio di cuscini, mutanda libera e rutto Odinico prima di andare a dormire… ah, questa si che è vita! :mrgreen:

Buon ferragosto a tutti! (si, buone ferie anche a te scorbutico cassiere da quattro soldi… beh, in effetti, anche più di quattro)

Il profumo del mare. Ovvero: try to be nice… not to be Nietzsche!

Ferie agli sgoccioli. Giusto un paio di giorni, non di più, forse anche meno ora. Tre settimane scivolate via in modo turbolento. Mi aspettavo di più, forse è stato proprio questo a fregarmi. Una vecchia legge del ”viver bene e distaccato” recita: spera per il meglio ma preparati al peggio. Ho fatto soltanto metà dei compiti questa volta. Ci son stati momenti buoni, è vero, in minoranza ma ci son stati. L’unico vero rimpianto è: il mare. Niente mare questa volta. A meno di due giorni da me incombono ufficio, quotidianità, stress, insoddisfazione. In questa stanza afosa, scrivendo a tarda notte, mi rendo conto che nemmeno tutti questi giorni sono bastati a risollevare un morale ormai sempre più lacero e con sempre meno toppe con cui tenerlo in piedi. Parafrasando ironicamente il famoso pensatore del titolo: ciò che non ci uccide… avrà tempo di aggiustare la mira! Nonostante tutto bisogna fare del proprio meglio, intanto mi manca il profumo del mare…

You can leave your hat on!

Ultima settimana prima di una luuuunga pausa estiva fino a fine mese. Ebbene sì, è ora di ferie. Anche per me. In tutta sincerità non so cosa fare esattamente, ma so cosa non farò. E quello che non farò sarà pensare anche solo minimamente a questioni di ufficio. Detto questo spero di allontanarmi anche dalla quotidianità di Torino, e presupposti per realizzare anche questo ci sono. Non mi resta che lasciarvi giusto il tempo di una rinfrescata mentale, in compagnia del testo di una delle canzoni più sexy e conosciute degli anni ’80. Perciò spogliatevi, levatevi di dosso tutte le magagne accumulate nell’anno, ma non dimenticate che potete tenervi il cappello;)

YOU CAN LEAVE YOUR HAT ON
Joe Cocker

Baby take off your coat
Real slow
Take off your shoes
I’ll take off your shoes
Baby take off your dress
Yes, yes, yes

You can leave your hat on
You can leave your hat on
You can leave your hat on

Go over there, turn on the light
Hey, all the lights
Come over here, stand on that chair
Yeah, that’s right
Raise your arms up in the air
Now shake ‘em

You give me reason to live
You give me reason to live
You give me reason to live
You give me reason to live

Sweet darling, (you can leave your hat on)
You can leave your hat on Baby, (you can leave your hat on)
You can leave your hat on (You can leave your hat on)
(You can leave your hat on)

Suspicious minds are talkin’
They’re tryin’ to tear us apart
They don’t believe in this love of mine
They don’t know what love is
They don’t know what love is
They don’t know what love is
They don’t know what love is
Yeah, I know what love is

There ain’t no way (You can leave your hat on)
You can leave your hat on (You can leave your hat on)
Give me the reason to live (You can leave your hat on)
You can leave your hat on

Aspettando le ferie…

Periodo di ferie. Di chi le fa, di chi le aspetta. Di chi le vorrebbe ma non può. Di chi ne ha bisogno ma non le fa. Di chi non gliene importa nulla delle ferie, perché non lavora, per privilegio o cattiva sorte, e quindi nulla gli cambia, tranne il fatto che adesso in ogni caso dovrà dire dove pernotterà. Di chi è sempre in ferie col buon senso e le responsabilità, o chi per le ferie li abbandona sull’autostrada.

Periodo di turismo. Di chi viaggia per il sole, il relax o divertimento. Di chi cerca l’avventura o la cultura. Di chi vuole sesso proibito. Di chi va all’estero. Di chi gira, o viene a trovarci, in questa penisola. Di chi rischia denuncia, mentre mangia un gelato nella piazza del centro storico, da parte di vecchi rincoglioniti e bigotti in ronda, gli inguaribili nostalgici vestiti da neo-nazifascisti che non hanno un cazzo da fare.

Periodo di selezione. Di chi vuol far la velina, la letterina, la squillina, la zoccoletta o, se vanno male tutte queste, si può sempre tentare come parlamentare europea. Di chi vuol farsi gettare su un isola, in una fattoria, in una casa chiusa. Di chi finisce in finte accademie di canto o ballo. Di chi, magari, un giorno può volerci scrivere un libro su queste belle esperienze… giusto per allargare il patrimonio culturale medio.

Periodo di intolleranza. Di chi non può stare al sole. Di chi non può stare da solo. Di chi non sopporta chi è diverso. Di chi non può, e non deve, più restare a guardare criminali che governano, riversando frustrazioni personali sullo Stato e trasformandolo in prigione per tutti, tranne per loro. Di chi non ha più bisogno della “crisi psicologica” se il precariato è concreto.

Periodo d’insofferenza. Già cominciato, grazie!