Spesso si dice che al Destino piaccia essere ironico e che gli piaccia anche giocare, sebbene sovente non abbia un umorismo condivisibile e né si possa dire abbia doti di lealtà. Ad esempio: proprio mentre rintoccano gli ultimi momenti di ferie estive, e aumenta il desiderio di non finirle così in fretta, i due orologi a muro in casa si sono fermati, quasi a voler bloccare il tempo di questi giorni. Citando lo stimato Hermann Hesse: “Anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno”, e in questo caso si tratta delle 3:29 e delle 6:59. Buffo, tutt’e due a un passo dal fare cifra tonda.
Eppure nessuna preoccupazione per l’orario in queste due settimane, ho zittito la sveglia e non mi sono fatto tediare dalla fretta, come bisognerebbe fare sempre nelle ferie. Ho visto la quiete del lago, mi sono tuffato nel mare, ho respirato la montagna, e in ogni momento mi sono tenuto il più lontano possibile dal ticchettio, dalla cifra digitale, da lancette e quadranti. Sono stato a bivaccare all’ombra, mi sono rosolato leggendo sulla pietraia, ho farfugliato pensieri leggeri ad altezze con una superiore densità d’ossigeno, e in nessun caso ho pensato fosse troppo presto o troppo tardi per qualunque cosa.
Certo impossibile starne del tutto senza. Il pagamento dei parcheggi, la freschezza dei viveri nel frigo portatile, l’incendiarsi del cielo al tramonto, le prenotazioni al ristorante… le vie indirette dell’inevitabile scorrere di Cronos erano comunque presenti, tangibili sebbene doppiamente invisibili. Così per chiudere in bellezza restano una manciata di pasticcini da consumare con parsimonia, alcuni raggelanti conti delle spese fatte e un paio di batterie da sostituire per far ripartire i battiti dei segnatempo. Giusto per ricominciare a controllare quanto manca alla prossima tornata di momenti senza tempo…