Tre cuori e Tre leoni: c’è sempre del trambusto in Danimarca

Coincidenze. La parte simpatica delle coincidenze è che sanno meravigliare, limando via un po’ del senso di scetticismo nel vivere quotidiano, portando sulle labbra e nella mente un sorriso di compiacimento. E così è accaduto nel leggere il mio ultimo librobus: Tre cuori e tre leoni, di Poul Anderson.

Coincidenze, quali coincidenze? E’ presto detto. Il protagonista di questo romanzo, Holger Carlsen, è un ingegnere danase nato, ma guarda tu, in Danimarca. A Elsinore per la precisione. Vi ricorda niente di recente da queste parti?! :D ebbene si, lettura capitata per caso proprio a seguito del dramma shakespeariano.

Recuperare un libro come Tre cuori e tre leoni non è cosa da poco, di ristampe non se ne vedono, perciò solo grazie alle bancarelle dell’usato e alle occasioni come Portici di Carta è possibile godere di buoni romanzi come questo.

No, a differenza dell’Amleto non è una di quelle opere per cui se non l’avete mai letta bisognerebbe rimediare a tutti costi, e per cui se l’avete letta potreste non dormirci la notte per l’arrovellamento cerebrale pur di schiuderne i più reconditi segreti. No. Il romanzo in questione è scorrevole, diretto, fantasioso e può trasportarvi istantaneamente in uno scenario fiabesco, sparandovi dritti in testa! Si, perché è questo che accade a Holger Carlsen durante uno scontro a fuoco con i nazisti, e per uno strano scherzo del destino si risveglia nudo e crudo trasportato in un mondo dove la magia esiste, il mondo di Faerie bacia la nostra realtà più di una volta e la Fata Morgana porta il suo sensuale fascino ingannevole nelle spire di un intreccio dal sapore cavalleresco.

Avere a che fare con gli scritti di Poul Anderson è sempre un piacere, un intrattenimento a cui è difficile rinunciare quando si chiude l’ultima pagina. Anche in questo caso la narrazione è pregna di una confidenza con le figure classiche della mitologia nordica, un’elasticità a cui molti autori di fantasy contemporanei dovrebbero guardare prima di darsi titoli o gettarsi a capofitto in qualche genere di scopiazzatura tolkieniana. La qualità di Poul Anderson sta proprio nel riuscire a ricreare un’atmosfera piena di incantevole epica con la fresca leggerezza della narrazione in chiave moderna. Un vero toccasana per purificarsi dalla tanta spazzatura in continua uscita sugli scaffali delle librerie, e per un libro con ancora il prezzo in lire sulla copertina direi che può ancora permettersi di dare uno schiaffo di classe e uno di sfida a qualsiasi romanzetto fantasy dei giorni nostri.

Blues dicember night

Sei quel che mangi, si dice. Una frase che racchiude molti significati, almeno così è per me. Mi domando: se potessimo nutrirci meglio sotto ogni aspetto, saremmo persone migliori sotto ogni aspetto? Se fossimo persone migliori, miglioreremmo il mondo?
Questo è uno di quei momenti in cui lascio scorrere le parole fuori come vengono, anche se il più delle volte fanno parte di un linguaggio un po’ traviato, triste e allucinato.

Questo è dicembre. Un mese che tutti attendono. Il mese che più di tutti o si ama o si odia. Al dicembre tocca l’importante compito di dare un cambio alle cose, si passa dall’autunno all’inverno, si va dal Sagittario al Capricorno, si chiude un anno e ne comincia un altro, e anche le persone cambiano in qualche modo sentendone l’influenza (e mica sempre metaforica come influenza), diventando a volte più buone, a volte più frenetiche, a volte più tristi o felici.

C’è un crescendo di feste attorno a dicembre, come un’opera lirica che raggiunge il suo apice d’intensità. Pacchetti, regali, luci intermittenti, spumanti, botti, panettoni, cene, auguri, qualche volta c’è lo zucchero a velo e altre volte la neve (non sempre di natura legale). Questo è dicembre, col suo vestito a festa di paillettes e i suoi santi alcolizzati: San Nicola e San Silvestro. Dicembre, col suo baccano e le sue aspettative. E’ come una strada innevata, puoi restarne estasiato ad ammirarla oppure decidi di camminarci sopra, ma rischerai di scivolare e imprecare contro il dicembre.

Nelle sue feste dicembre sblocca i resoconti dell’anno passato. Sorseggiamo una vita liofilizzata, mentre in altre parti del mondo la guerra è a lunga conservazione e la società si muove a creare l’immagine di un’amore omogeneizzato. Sei quello che mangi alle volte, se ti nutrissi meglio potresti vivere meglio? A un sorso alla volta, di questo passo stiamo diventando sintetici dentro.

Dicembre, a volte, porta a essere dannatamente blues, nell’aspetto e nel significato. Sentirsi tristi per quel che si vede e far insorgere un infiammante desiderio di protesta, di ribellione. Per alcuni questo potrà essere un bozzolo di adolescenza mai svanito che si riaccende. Quel desiderio di contestazione utopico classico di un’età di passaggio, di cambiamento e voglia di divertirsi, proprio come lo è dicembre. Dicembre è un mese utopico con i suoi zoppicanti propositi di positività che vengono dimenticati, e quest’epoca moderna è un adolescenza fatta di immagine, più che di sostanza, e sapori spesso superficiali o finti.

L’ultimo mese dell’anno viene diviso tra la chiusura dei bilanci di quelli precedenti e le aspettative di quelli successivi. Quali tra questi saranno i più positivi? Tintinnanti pecorelle che si gettano saltellando nella fornace di un’epoca fatta di plastica e batterie. Questo è il mese dell’anno in cui i cinema propongono sempre lo stesso genere di film, puntuali rimescolamenti del precedente; le case diventano sparute immagini scintillanti di luci e addobbi, qualche volta con scene più esotiche di babbi natali esotici e ladreschi che salgono/scendono dai cornicioni delle finestre. Questo è dicembre.

Senza più un vero posto dove stare, il povero dicembre viene spinto e strattonato dalla folla che lo prende in giro, lo detesta se le cose sono andate male, se la prende con lui per le sue feste che vengono imputate di essere commerciali e senza senso. Il dicembre è un barbone vagabondo del nuovo millennio, in balia di accuse e di speranze, sballottato tra canditi e bollcine, tra puttane e alcolizzati. Viene investito di sms e ragazzini con tanta polvere esplosiva da festeggiare un funerale; posto sotto la coltre spessa di ciò che è stato e ciò che sarà!

Questo mese mi è sempre stato a cuore nel bene o nel male, nonostante il mio delirio di poc’anzi. E credo fermamente che questo dicembre del 2007 sarà importante per me quanto e più dei precedenti che ho avuto. Mancano meno di due settimane a questo Natale e poco più per il Capodanno, ma dopo tanti anni io risento in me quel sapore delle feste come quando ero bambino che aspettavo il giorno di Natale sentendone l’atmosfera e il significato.

E io questo glielo devo al dicembre… grazie per avermi accudito da bambino facendomi sognare, sperare ed amare, perché oggi posso sentire ancora il sapore di un ricordo meraviglioso risorgere in me come il fuoco di una fenice sotto le sue ceneri. Grazie per avermi dato un segno della bontà negli uomini, della purezza nella candida, soffice neve che ripulisce il mio sguardo e della forza nella capacità di un nuovo inizio. Con le sue storie piene di magia, elfi, fate, doni e meraviglia, ma anche piene di morali e significati importanti. Grazie dicembre per avermi nutrito così bene, oggi sento di essere una persona migliore anche tramite questo. Grazie! :)