White hell

C’è questa pagina bianca, brutta e spaventosa come l’inferno, che ogni giorno terrorizza migliaia, forse milioni di scrittori, famosi e meno famosi. Se ne sta lì, candida e vuota, finché vuole e finché le va… tanto comanda lei, spesso. E poi ci sono quintali, tonnellate di libri in giro per il mondo, in tutti i formati, in tutte le lingue, e dicono: “hey, maledetta pagina bianca, qualcuno a ben pensato di riempirti”. Poi questi quintali di carta libraria viaggiano fino a una città, si accatastano tutti insieme in un solo luogo e cominciano a far impazzire le persone, sissignore a farle impazzire. Li vedete sono tutti lì abbarbicati in fiera: con i loro zaini, i panini e le bottigliette d’acqua, i caffè, i modi da intellettuali, da cinica indifferenza, come se il mondo fosse più piccolo sotto il loro pezzo di carta autografato, come se le dimensioni si fossero ristrette a un tascabile economico. Intanto spintonano, si trascinano dietro scimmie urlatrici chiamati “bambini” e spesso cercano il gadget, l’adesivo, lo sconto, l’intervista, cercano di attirare l’attenzione di mondi altrimenti snob. Tutti comprano, tutti vendono, tutti passano. Ma anche quest’anno non si tirano indietro… c’è un fascino nel puzzo di sudore stantio unito al zozzume di patatina schiacciata con suola coperta di fango, un fascino da fiera, un’inspiegabile attrazione bestiale, quasi fisica. E tutte quelle copertine iridescenti, immagini da capogiro, titoli accattivanti, sono lì, sono maschere messe a nascondere lei… la maledetta prima pagina, un inferno bianco a quel punto ormai superato.

Aspettando… Il Salone Internazionale del Libro di Torino… hell back again!

La coperta di Linus

Pranzo di oggi: kebab. Cosa me ne frega? vi starete domandando. Nulla suppongo, ma per fare un paragone vi dico che lo sto digerendo meglio del mio attuale librobus. Sull’idea nata già nel promemoria di settembre, sto terminando con gran fatica la lettura de La Vendetta del Lupo di Joe Dever e John Grant. Si tratta del secondo volume delle Leggende di Lupo Solitario, una raccolta di romanzi fantasy scritti in seguito al grande successo ottenuto da una collana, nata negli anni ’80, di libro-game. La serie, di per sé, non è malaccio e fa parte di quei capisaldi con cui uno, il sottoscritto, cresce e si appassiona di conseguenza alla lettura. Ora, per merito o causa di libri come quelli di Lupo Solitario, ho sviluppato nel tempo il complesso della “coperta di Linus”, in cui non posso andare in giro senza portarmi dietro qualcosa da leggere, fosse anche lo scontrino o un volantino pubblicitario, perché mi sentirei come nudo senza. Fatta tutta questa digressione soporifera, ci sono un paio  cose di cui voglio rendervi partecipi e che mi frullano in testa.

Ci sono tre motivi per cui questo librobus viene masticato a forza. Per prima cosa c’è il fattore tempo; infatti ne avevo già sospeso la lettura, iniziata a fine febbraio, da diversi mesi e questo stacco temporale sta rendendo ostico ricollegarsi con tutti i vari punti della trama. Secondo c’è il fattore coinvolgimento; siccome raccoglie, come il primo volume, ben tre romanzi della vecchia serie che sono rispettivamente: La Caccia del Lupo, Una Lama nell’Oscurità e Sacrificio a Ruanon, arrivato a ottanta pagine dalla fine del sesto libro in pratica, comincia a sentirsi il sapore di “rifrittura” e a essere un po’ indigesto (il kebab può cantar vittoria, per una volta è arrivato secondo!). Come terzo e ultimo punto c’è proprio il fattore volumone; con i suoi tre libri accorpati e le sue seicento pagine circa di narrazione, non sempre molto vivace e scorrevole, non è certo un peso piuma da scorrazzarsi sugli autobus, in metropolitana e in giro per mezza Torino, anche se, a così poche pagine dalla fine, non voglio rinunciare a chiuderlo definitivamente una volta per tutte.

La cipolla kebabbica ora giace oziosa nello stomaco, i suoi effluvi malefici salgono muovendosi verso la mia zona neurale centrale, fermandosi spesso per chiedere indicazioni agli altri organi visto che non è facile trovarla in casa dopotutto. Dicevo, mentre accade tutto ciò e ricollegandomi al discorso precedente, mi sovviene un pensiero malsano: e se passassi a un lettore di ebook? L’idea di abbandonare parzialmente il formato cartaceo in realtà mi bazzica nella scatola cranica già da tempo ormai, con un principale richiamino fatto a maggio durante la Fiera del Libro e un deciso interessamento recente. Problema: la diffusione in Italia di questo strumento è ancora molto limitata; ne segue dunque costi elevati, materiale in lingua scarsamente reperibile e standard di formato ancora in via di definizione. Bisogna anche considerare, e non sottovalutare, il fattore d’ignoranza personale sulle particolarità tecniche riguardo questa nuova forma di lettura; senza contare che a me piace molto il contatto fisico con la carta dei libri, forse proprio a causa della questione “coperta di Linus”, ma in questa maniera avrei a portata diversi volumi da alternare come librobus e risolverei un po’ di questioni riguardo alle letture in parallelo. Pertanto: che fare? Non lo so, al momento posso solo digerire il kebab e aspettare Babbo Natale, sperando possa cadergli accidentalmente un ebook reader dal grosso sacco dei doni dritto dritto sul mio cuscino… :D