Ferie (fase I): la preparazione

Domani ultima giornata di lavoro in ufficio, per qualche tempo. E’ banalmente ora di ferie anche per me, e ho intenzione di gustarmele per benino.

La prima cosa da fare quando si va in ferie dovrebbe essere: festeggiare! A modo mio posso dire di averlo fatto, o meglio di aver fatto i preparativi, pensando di regalarmi qualcosa a cui ambivo già da tempo… di cosa sto parlando?! Semplice: sono diventato il felice possessore de ”Il Mahabharata” di Peter Brook, in versione doppio dvd Collector’s Edition, e della mitica e mitologica “Edda” di Snorri Sturluson, questa in versione Adelphi. :D

Stupefacente, vero?! Forse potrei essere l’unica apina sulla faccia di questa Terra, a volermi sparare giù per il gargarozzo estivo una dose di 6 ore di film mitologico/indù a fianco di una massiccia dose di prosa mitologico/norrena. E’ strabiliante come un paio di esemplari del genere possano finire nelle mani di un unica, malatissima, persona. E poi insomma, lo scazzatissimo cassiere de La Feltrinelli, con l’aspetto più simile a un reduce da rave party, alla quale ho pagato tutto assieme un cospicuo conticino con la quale, anche lui, può dire di farsi le vacanze… beh, almeno un saluto poteva farmelo sto maleducato.

Una delle cose interessanti, e comuni, della mitologia, dell’epica e, in definitiva, del racconto morale di ogni tempo, è quella di percepire ogni forma di indolenza come “la via più veloce per essere fatti fuori/tolti di mezzo in men che non si dica”. Così ne esce che il caro commesso dal capello a spazzola sparpagliato, e dalla caccolina di pizzetto appiccicata come un francobollo sotto il labbro, diventa il perfetto esempio di vuoto entropico antropomorfizzato (e a breve durata fossimo nell’ambito di una delle suddette storie) dalla quale staccarsi… godendomi delle belle ferie piene e gratificanti. Senza perpetui e ininterrotti monologhi calcistici, senza le sistematiche pause-caffè post-mortem e, in definitiva, senza telefonate/mail/riunioni e quegli insopportabili continui sorrisi e battute di circostanza.

No, niente di più di tutto questo cari amici… domani sera la mia personale telecronaca sarà: birra fredda in una mano, telecomando nell’altra mano, Vittorio Mezzogiorno nei panni dell’eroico Arjuna, seduta spartana su tappeto di salotto con un paio di cuscini, mutanda libera e rutto Odinico prima di andare a dormire… ah, questa si che è vita! :mrgreen:

Buon ferragosto a tutti! (si, buone ferie anche a te scorbutico cassiere da quattro soldi… beh, in effetti, anche più di quattro)

Caccia a un Sonno Perso

Quattro meno venti. Nessuna operazione algebrica, qui l’unica cosa negativa è la mancanza di sonno.

Seconda notte d’insonnia. Troppa caffeina da Coca Cola, troppi pensieri. Da un lato un pacchetto vuoto di Grisbì, dall’altro una tastiera. Da una lato una bottiglia d’acqua, dall’altro un mouse. Da un lato un riquadro in cui passa “Caccia a Ottobre Rosso”, e dall’altro una finestrella in cui scrivere. Giornata piena, serata movimentata. La notte di San Giovanni coi suoi fuochi d’artificio. Fatica fisica, attività mentali, digestione, nulla sembra volermi stancare abbastanza da abbattermi, da riuscire a superare questo stato energetico di continua presenza. Cerco invano di ritrovare un pizzico di equilibrio e sono in grado di capire quanto davvero ne abbia bisogno. Più di molte altre cose di cui dico lo stesso di aver bisogno. Cerco anche una ragione, un impulso, qualcosa in cui convogliare attivamente, verso cui tendere a…

Il film finisce. Bravo però questo Tom Clancy, questi Sean Connery e Alec Baldwin, e questi Basil Poledorius già grandiosi nel precedente lavoro su Conan il Barbaro. Bravi a tener svegli e incollati a ogni fotogramma fino all’ultimo, maledetti a loro. Eh, va bene, lo conoscevo già, non sto a farla tanto sorpresa… lo conoscevo già. Mettici il mare, i sommergibili, gli anni ’80, un paio di esplosioni, due parole di russo… che poi sta Guerra Fredda al tempo sembrava appena finita. E da bambino mi ero sempre immaginato il termine “fredda” in quanto sembrava impossibile vedere una Russia (ai tempi Unione Sovietica) senza una spessa crosta di ghiaccio nevoso raffermo, senza una tempesta di neve sopra un colbacco, senza un lago levigato e rigido come uno specchio. Bah, fantasie fanciullesche. Ma nonostante tutto i timori verso le conseguenze dell’uso nucleare sono rimaste, tutt’oggi ancora più vicini all’attualità e più vividi che mai, anche se i sottotitoli sembrano essersi solo fatti in giapponese invece del vecchio russo.

La mia gamba chiede pietà, chiede di sdraiarsi. Sono le quattro e venti. Il film è finito ed è ora di tentare un riposo. Il riposo di un sonno non ancora arrivato. Scrivo a frammenti. Forse davvero troppa caffeina, o troppi pensieri. Qualcosa va messo a posto…

Mi punge vaghezza…

Qui è Jack Burton, del Pork-Chop Express, che parla a chiunque sia in ascolto. Come dicevo sempre alla mia ultima moglie, io mi rifiuto di guidare più veloce di quanto riesca a vedere, e a parte questo è solo una questione di riflessi.

Niente è meglio, come partire con una citazione favolosa, per scrivere a ruota libera. Niente è meglio di qualche consiglio del vecchio Jack Burton (as Kurt Russell) che parla dal suo Pork-Chop Express di Grosso Guaio a Chinatown, primo vero e proprio prototipo di blogger da radio CB se vogliamo (e, detto fra noi, se conoscessi un blog con dei pork-chop express del calibro di Jack Burton verrebbe ficcato nei ‘Preferiti’ alla velocità della luce). Niente è meglio di questa sana tamarraggine camionistica in pieno anni ’80 style per parlare di… attualità.

Attualità: questa sconosciuta. Ebbene si, lo ammetto, guardo poca televisione, a parte alcuni rari, rarissimi casi di interesse cinematografico, e meno ancora amo seguire l’attualità ma tramite l’influsso della mia Ape Regina di Cuori, vera divoratrice di telegiornali, politica e quant’altro, mi sto appassionando un po’ alla volta dei temi che riguardano il mondo, e soprattutto la penisola, in cui viviamo. Fatta questa premessa, arrivo al succo, ciccioso e appiccioso grondante di linfa polemica da tutte le parti, del quale voglio parlare, o meglio scrivere, in questo momento: la chiusura dei talk show a stampo politico.

Il vecchio Jack Burton direbbe che è solo una questione di riflessi. Giusto, riflessi. Le trasmissioni di politica, e di attualità più in generale, dovrebbero, almeno in teoria, farci riflettere, così come la volontà di proibirne il palinsesto. Per riflettere però bisogna fare lo sforzo di pensare, facendosi qualche domanda del tipo: ma i riflettori vengono usati per illuminare o per accecare? Ed è proprio su simili questioni da deragliamento, anche inteso come riduzione di volume del verso asinino se vogliamo, televisivo che, per precauzione, è stata presa la decisione di spegnere questa forma di comunicazione. Ora, mi punge vaghezza… verrebbe, logicamente, da considerare: se del grande mare dell’informazione si chiude solo uno dei suoi tanti affluenti, non si arriva ad averlo più pulito ma solo più asciutto, se non addirittura tendente all’arido nel caso in cui sia quello con il bacino di utenza principale.

I consigli del vecchio Pork-Chop Express sono preziosi, specialmente nelle serate buie e tempestose, quando qualche maniaco alto due metri e mezzo con l’occhio sanguigno vi artiglia il collo e vi pianta l’unica testa che avete contro la parete di un bar chiedendovi se avete pagato il conto… Voi fissate a vostra volta il primitivo negli occhi e ricordatevi quello che il vecchio Jack dice sempre in casi come questi. Domanda: “Jack hai pagato il conto?” – “Si ti ho spedito l’assegno per posta”.

E’ vero, non c’è toccasana migliore dei consigli del Pork-Chop Express, qua si tratta proprio di intimidazione Jack. Il vecchio nano-pelato maniaco dall’occhio viscido ci ha preso per il collo e vuole come sempre piantarci l’unica testa che abbiamo sotto i suoi piedi, possibilmente anche sotto la sabbia. Cosa ci consigli di fare Jack?

I consigli del vecchio Pork-Chop Express sono preziosi, specialmente nelle serate buie e tempestose, quando i fulmini lampeggiano, i tuoni rimbombano e la pioggia viene giù in gocce pesanti come il piombo. Basta che vi ricordiate cosa fa il vecchio Jack Burton, quando dal cielo arrivano frecce sotto forma di pioggia e i tuoni fanno tremare i pilastri del cielo. Si, il vecchio Jack Burton guarda il ciclone scatenato proprio nell’occhio e dice: “Mena il tuo colpo più duro, amico. Non mi fai paura”

Stalattite cranica

Una parte di me viene sorretta dalla fantasia, dalla creatività in qualche modo e, lo ammetto, questo periodo ho il mio cervello scavato, eroso dalla mancanza di questa sostanza così dolce, questa piacevole linfa ebbra di vitalità, novità ed energiche invenzioni.
Da quando la mia quotidianità si sta indissolubilmente legando ad un necessario e continuativo senso di praticità, la parte più estrosa sembra venirne sempre più atrofizzata, scivolando via goccia… dopo goccia… dopo goccia… dopo goccia… giù verso il calcare e la fine delle scorte, con pensieri che si sedimentano piano piano col tempo.

L’uscita recente della nuova edizione di D&D mi ha portato a considerare l’idea di rimettermi in sella ai manuali e a scavare tra le idee per mastereggiare, ma è difficile. Somiglia più a una sorta di medicinale, a una vitamina della mente che non al vero divertimento che dovrebbe produrmi.
Avrei voluto cimentarmi al più presto anche in una breve recensione al riguardo qui, ma al momento non sono ancora riuscito a tirar giù qualcosa di sensato.

Di una cosa son contento però, da qualche settimana sto riprendendo anche un certo ritmo di lettura che da anni mi mancava. L’esigenza di riuscire a portare al termine della lettura i libri che compro mi tiene vivo in qualche modo, soprattutto considerando che in un periodo di ristrettezze economiche come queste mi permette di non annoiarmi e di poter anche sfruttare qualcosa su cui ho già speso in passato (oltre che arricchirmi in parte culturalmente). Ma al di là di questo mi vede promettente nella luce in cui penso, prossimamente, di mettermi a studiare seriamente per migliorare e rivalutarmi professionalmente, e questo è il segnale più positivo degli ultimi duri anni in cui ho perso ogni stimolo nei confronti di una possibile eventualità di studio (compresi gli ultimi mesi in cui ho altrettanto perso molti stimoli anche nella mia professione).

La ruota gira, la tartaruga si muove, le stagioni si alternano. Oggi se mi fischiassero in un orecchio riecheggerebbe l’eco e rimbalzerebbe il suono nella caverna della stalattite per giorni probabilmente, ma domani chissà… in fondo è un altro giorno!

Ps: ieri sera ho visto Batman il Cavaliere Oscuro! Lo consiglio a tutti vivamente, è un film reso davvero stupendo. Ne vale la pena! ;)

Sabato fantasma

Questa è una giornata piatta per me, di quelle che ne avresti da fare ma non ne hai voglia e, allo stesso tempo, senti la noia salire e sprigionarsi in sbuffi fumosi come la nuvoletta umida del deodorante per bagno spruzzato.

La città fuori è un guscio vuoto e silenzioso, l’estate propone il suo caldo afoso che intimidatoriamente sconsiglia di uscire per stuzzicarlo, ma anche stare qui seduto davanti a un monitor è comunque caldo come uscire.

Mi viene in mente una scena del film “Fa’ la cosa giusta” di Spike Lee, dove due personaggi seduti per strada discutono animatamente e uno dice all’altro “Fa troppo caldo anche per chiacchierare”, e in tutta risposta l’altro ribatte “Non fa mai troppo caldo per chiacchierare o per scopare!”.

Io penso che ora uscirò per tagliarmi i capelli e trovare un paio di pantaloncini corti in più… forse areando meglio i condotti cerebrali e l’interno cosce, che portano idee alla corteccia, mi faranno scrivere di meglio in futuro.

Buon fine settimana e fine giugno comunque!