Painting Dicember: ovvero quattro domande di (in)utilità comune

Domanda: cosa accomuna Katsushika Hokusai e Maurits C. Escher? Non state a spremervi le meningi, la risposta è semplice: me; così come tutti quelli in grado di vedere le opere di questi due artisti, seppur si trovino separati da oltre un secolo di differenza e migliaia di chilometri di distanza.

Altra domanda: cosa c’entro con loro? Risposta meno facile: un paio di giorni fa ho girato il mio calendario di stampe giapponesi mettendolo sul mese di Dicembre, dove capeggia La Grande Onda di Hokusai, e nella stessa mattinata ho aggiornato anche lo sfondo del desktop con l’immagine della Casa di Scale di Escher.

Terza domanda: che senso hanno queste domande? Risposta complicata: mostrare quanta simpatica casualità ci possa essere in due dipinti così differenti ma, nel contempo, entrambe inerenti alla sensazione di piccolezza nei confronti di capovolgimenti imprevisti e paradossali, dovuti alla mancanza di riferimenti su cosa sia sopra o sotto, giusto o sbagliato, ordinato o caotico.

Ultima domanda: ma chi me l’ha fatto fare di star qui ad annoiarvi con domande, riflessioni e tutta sta manfrina noiosa sui cavolacci miei? Risposta: bruti inioranti pathentati, dovrebbimo uzarre di + tuta cuella materria griggia x nn finnire ammale. :mrgreen:

Haiku scritto da Hokusai sul letto di morte:
Hitodama de,
yuku kisanji ya,
natsu no hara

(traduzione: anche se come un fantasma, me ne andrò per diletto per i prati estivi)