E’ uno sporco lavoro, e non ho più molta voglia di farlo.

Ebbene sì, sto maturando una dura crisi parzialmente esistenziale col mio lavoro. Non parlo, in sé, della natura del mio lavoro, quanto delle circostanze attuali in cui mi trovo di farlo. Domani saranno ben due anni che lavoro sempre dal medesimo cliente come consulente informatico, almeno così si dice, ma il problema è che non mi sento di aver acquisito nulla in questo periodo di tempo. Parlando a livello di esperienza personale intendo…

Sia ben chiaro, non intendo proprio nulla nulla, anche perché dalle più semplici cose del nostro quotidiano si può imparare se si vuole e si tiene attivo il cervello, ma sto parlando di qualcosa che possa risultare significativo e tangibile. Per un consulente rimanere fermo tanto a lungo da un cliente può avere due scopi in realtà: il primo si basa sul fatto di essere contenti di aver perpetrato una continuità non da poco di commessa lavorativa, nonostante (e posso assicurarvelo) ostacoli di peso non indifferente, la seconda riguarda una crescita professionale che si suddivide in due: la carriera vista in remunerazioni tangibili ed quella dell’esperienza acquisita. Detto questo posso sentirmi di dire oggi che i due suddetti motivi sono pressoché naufragati, o perlomeno  questa è la mia attuale convinzione. Il vero problema però è stabilire se questa nave è da abbandonare oppure no, ed è un vero dilemma sotto certi aspetti.

Chiariamo inoltre che non si sta parlando di sputare nel piatto dove si mangia, quanto piuttosto di soddisfazioni lavorative a livello personale. Non c’è più interesse nello stare dove sono, avrei bisogno di cambiare aria, di scoprire cose nuove, di riaccendermi con nuovi stimoli, ma qui sorge un problema. Il posto dove sono è uno di quei posti ritenuti “privilegiati” dai molti, e io dico che è vero, solamente che per riuscire a farvi parte ci potrebbero volere anche cinque, sei o sette anni e ancora non sarebbe certo. Un investimento temporale mooolto a lungo termine che non so se intendo fare.

Non so che fare, a breve termine ogni cambiamento non è comunque discutibile ancora, dato che ci sono molte altre cose a cui porre attenzione in maniera prioritaria, ma è anche vero che ho maturato da tempo (scusate il francesismo) uno smarronamento tale nei confronti del mio posto di lavoro che ormai procedo a malavoglia e per inerzia, e questo potrebbe portare conseguenze ancora peggiori e negative se non troverò almeno il modo di mascherare un poco questo mio malcontento. Spero di poter stringere i denti ancora abbastanza a lungo da permettermi di fare la scelta giusta con lo stato d’animo giusto!

Duke: Java’em All!

Duke

Gli ultimi giorni sono stati un fermento di idee su molti fronti, uno in particolare riguarda questa fine Settembre in cui sono finito alla Java Conference + Sun Tech Days a Milano. Finito non proprio per caso ecco, si tratta del mio lavoro. No so quanti di voi ne siano al corrente ma facendo il Consulente Informatico come sviluppatore e lavorando su Java sono stato… come dire… caldamente invitato, insieme ad altri colleghi, dalla mia azienda a parteciparvi. Il che non mi è sembrata affatto una cattiva idea, anzi entusiasta di spezzare un po’ con la solita routine e la premessa di vedere di persona le ultime novità, mi allettava proprio di andare.

Sono stati tre giorni densi di attività, treni, metro, panini, tramezzini, cessi, dialoghi anglofili, novità, risate, foto, corse, etc.
E, devo ammetterlo, nonostante l’entusiasmo iniziale c’è stato modo di essere ancora più sorpresi da quel che si è visto e vissuto in questi tre giorni. Non ho potuto fare in modo di partecipare a tutto ovviamente, ci saremmo dovuti fornire del dono dell’obiquità, ma penso che entro qualche annetto ci si possa attrezzare per una prima release :)  viste le novità previste dagli incrementi tecnologici di quest’era moderna.

Personalmente non intendo tediarvi con discorsi di natura prettamente tecnica riguardanti le tematiche trattate alla conference, mi basta dirvi che ogni sera son tornato più stanco e che ogni giorno seguente però non mi sono mai pentito di avervi participato (soprattutto anche vedere uno dei miei colleghi fare la Haka degli All Blacks per vincere in premio una Java-Jacket di pelle, non ha prezzo… peccato non averla filmata, lo avrei ricattato per molto molto tempo! :D ).

E’ stata un’esperienza davvero entusiasmante, volete che sia perché fosse la prima o per la buona compagnia o per le persone che hanno saputo appassionarmi degli argomenti della conference, fatto sta che son davvero tornato a casa con una grossa carica energetica per buttarmi con rinvigorita passione sul mio lavoro e, soprattutto, sulla crescita ad esso legata.

Per la prima volta in un mio post voglio fare un doppio strappo alle regole che mi ero proposto di rispettare sul mio blog. Ciò vale a dire non sbranarvi gli zebedei con tematiche lavorative (e una) e non riempirvi di immagini sparate a destra e a manca (e due), perché mi piace molto di più che leggiate sfruttando l’immaginazione e il senso che le mie parole vi possono dare.

Questa volta però glielo devo al Duke (la simpatica mascotte di java in figura), grazie per avermi dato un lavoro che mi permette di togliermi tanti sfizi economici e anche per avermi dato, in un modo o nell’altro a svariate riprese, un grande interesse a cui dedicarmi nella vita!

ps: felice come un bambino mi son fatto regalare un piccolo Duke-antistress, gadget recuperato da uno dei miei colleghi. Grazie!