Premio ritirato, premio rifilato

Me cominciare anno nuovo con premio. Me contento. Contento anche perché oggi essere giorno di festa festosa per me. Avere stesso nome di cristiano morto tanto tempo fa. Me non parlare/scrivere così sempre, solo oggi in giornata special, veri special dei. Si si, special dei fo’ mi. Mi bravo e bello e simpatico, mi veri special. A cara Godot stare tanto simpatico che premiare me, e io ora deve per dovere premiare altri, ma pochi ‘mici parteciposi ‘vere sto blog e così tanti premi da dare. Ah, non so contare, perciò di oggi mi frego dello niumero da dodizi del premio da rifilare. Che poi si chiamare “eWord”, in altri posti, e significare “te scrivi el parolun sul piccì”. E grazie Godot, te grazio tante. Grazie per bello fiore rosso e per simpatici commenti, e per chiacchierate, e … tanta pazienza che tu non mi fa palliatone perché io faccio te ride’ in momenti improvvisi. :mrgreen:

Regole! Quasi dimenticare, regole. Esserci uno, due, tre… ehm, ehm… sette, cinque… ehm, altri po’ di amici a cui dare eWord, per stare tutti più bene contenti. E loro dare ad altri, e altri ‘ncora. Chi resta coll’eWord in man, gli sciopa: kabuuuuummmmm!!! Ehmm, no… adesso ‘vere paura di ciò, perché me no essere tanto legato ad altri blog e proprio ora ricordare che qui in paaaaaaaaaaaaluuuuuude me ne ‘sto solo soletto. Io fare bravo però, me no avere tanti ‘mici in blogroll, non tanti da dodizi almeno, se poi deve esclude anche brava Godot ‘lora men che dodizi pure. Perciò io estende premio a tutti coloro che segue me, ciò che scrive, anche se male, e ringrazia passanti et damigelle (carineeeeee, guh!) che in ‘sti anni avere partezipato e visto mio everciengin’ name blog. :D

Me ora saluta, ciao ciao, tutte persone e augura buone domeniche voi. Torna spesso qui! Si, si. Baci, baci. Io scrive ‘ncora poi, eh?! ;)

Aspettando l’Epifania

E’ notte, è dicembre, le luci restano accese più a lungo con i giorni più corti. Sono fredde tenebre che racchiudono in un guscio la rinascita, ancora lontana. Duplicità del tempo: guardi l’orologio approssimarsi allo zero mentre un dito d’aria ti sfiora nell’interspazio tra il calzino e l’orlo del pigiama, e scopri con lucida intensità che qualcos’altro è già andato sotto lo zero. Qualche decade fa avrei desiderato intensamente la neve, formulando l’idea istantanea di una semplice equazione: neve alta = un giorno in meno di scuola. Adesso non ne avrei bisogno, di questo passo la scuola potrebbe non arrivare a Pasqua. E sempre qualche decade fa avrei desiderato di tutto a Natale, lasciandomi dominare e avvinghiare dal gioco della meraviglia di luci dorate e fiocchi curvilinei. Adesso… adesso faccio una smorfia pensando al dovere dei regali, invento barzellette maligne e caustiche del tipo:  ”Che differenza c’è tra Babbo Natale e Berlusconi? Nessuna, è solo una questione di appuntamenti: uno ha l’impegno di passare almeno una notte l’anno con otto renne, l’altro ha l’impegno di passare almeno una notte l’anno con una mino-renne”. Adesso sono grande e aspetto l’Epifania.

Chiudo gli occhi (no, non per davvero o non riuscirei a scrivere) e immagino la sua figura curva sulla scopa, la pelle ruvida e avvizzita, una risata sgraziata, e scuri abiti svolazzanti che si confondono con la notte. L’Epifania è un blues pieno, curato, secolare, è anche il suo solo aspetto dalle mille rughe, consumate e rattoppate, diventa una mappa della maturità di esperienze, di crescita, di maturazione. Si è nuovi, forse, solo al principio di un’idea e l’istante dopo si comincia a marcire. Appendi la tua calza in attesa, la sospensione temporanea di quel sottile strato che separa la concretezza di un pavimento freddo, dalla concretezza di un piede gelato. La Befana è una figura solitaria, senza elfi, folletti, o animali cornuti a darle una mano. E’ il vero sentimento di altruismo, distingue buoni e cattivi ma non fa mancare a nessuno un dono. Con la scopa di saggina fa il suo sporco lavoro di ripulirci l’animo dal turbine di canzoncine tintinnanti, dai sentimenti perbenisti di facciata, e dentro il sacco mette dolcezza e carbone, perché oltre le apparenze della faccia rugosa accarezzata troppe volte dalla vita, oltre le sue scapole sporgenti e scomode, si trascina un nero fagotto di ogni torsione umana. Con lo sguardo pieno di fascino graffiante ti dice: “hey bimbo, apri gli occhi… la festa è finita, l’ultimo bacio spetta a me”.

Ecco perché non faccio il chirurgo…

Quattro chirurghi discutono in ospedale, in un momento di pausa, della loro professione.

Il primo comincia:
“Preferisco avere degli ingegneri sul mio tavolo operatorio. Quando li apro, tutto all’interno è numerato correttamente”.
“Si, ma dovreste vedere gli elettricisti! Tutto è codificato a colori all’interno, impossibile sbagliarsi!”, aggiunge il secondo.
“Io perso sinceramente che i bibliotecari siano i migliori. Tutto è classificato in ordine alfabetico”, replica il terzo.

L’ultimo chirurgo prende quindi la parola:
“I più facili da operare sono i capi. Non hanno cuore, non c’è cervello, niente colonna vertebrale e la faccia e il culo sono intercambiabili!”.

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Dopo una giornata di m***a in ufficio: I feel better now! :D

Regali

Tutti lo sanno ormai: da quando scocca la mezzanotte del 31 ottobre, Halloween comincia e finisce nel breve arco di tempo che rende possibile trasformare le sorprese di “dolcetto o scherzetto” in regali di Natale. Una cosa a cui anche il “buon” Jack Skeleton, di Nightmare Before Christmas, ha imparato a tenere in buona considerazione. Perché non tutti i regali sono belli, luccicosi, graditi e lieti, no, non tutti lo sono.

Quanti motivi si possono avere per fare un regalo. Una ricorrenza, un anniversario, un compleanno, una festa comandata, o un modo per sdebitarsi. Avrei anche una considerazione da fare a tal proposito… nella marea di “fango” (così si usa dire adesso per evidenziare una leggera parentela con altre sostanze di consistenza viscosa e marroni… un po’ come quando si usa il termine “escort” per indicare una normale prostituta) prodotta dall’attuale governo italiano, perché non fare buon uso della legge introducendo una normativa che vada ad abrogare i compleanni a ridosso del Natale, con le seguenti motivazioni: a) non è giusto far scervellare un povero sciagurato a cui tocca il dovere di “inventarsi” un regalo, per qualcuno a cui non si sa cosa regalare, per ben DUE volte di seguito in così breve tempo; b) non è giusto far pesare economicamente l’acquisto di DUE regali per la medesima persona quando, in questi tempi di crisi, non si abbia nemmeno fatto in tempo ad ammortizzare le spese del primo; e c) non è giusto far rovinare settimane e settimane di quieto accumulo karmico positivo, per rovinarlo in pochi giorni per DUE occasioni di fila passate a sgomitarsi nei negozi stracolmi di gente “visto il periodo”. Questa, sì, sarebbe una legge importante! Un deciso passo avanti nell’aggettiva e sostantiva staticità del nostro Paese denunciata a tutto tondo dalla più marcegalliana confindustriala. (nb: un hurrà per i neologismi… HURRA!)

E in questo preambolo focoso, al vetriolo, arrivo al nocciolo del discorso, l’annosa questione su cui tutti si arrovellano in questo periodo, ovvero: qual’è il regalo più In della stagione nataliziumab 2010? Don’t worry and try to be happy ladies & gentlemen… si tratta deeeeeeeel: PUNCHING-FACEBALL! Sissignori, e signore, il Punching-Faceball è il nuovo ritrovato tecnologico della scienza moderna, a cui nemmeno i grandi della fantascienza sono giunti. Basta comprare un semplice attrezzo da palestra comunemente noto come punchingball (un volgarissimo pallone di cuoio cucito e imbottito, con basamento a rimbalzo) e applicare visivamente di fronte alla portata dei vostri cazzotti, ganci, diretti, e calci rotanti alla Chuck Norris, una foto con la faccia del sottoscritto e… colpire-colpire-colpire-schivare il ritorno-e colpire-colpire… fatelo anche voi, mezz’ora al giorno dona sollievo dalle brutture del mondo moderno, e tutto vi sembrerà più rosa, le giornate si faranno più luminose, i politici sembreranno affidabili, gli ausiliari della sosta sembreranno simpatici amiconi, e persino il profumo dei fiori sarà diverso, vi sembrerà persino di vederli salutare Brunetta… tranne i papaveri perché, si sa, quelli sono alti, rossi e fanno parte della casta, e… Ma cos’aspettate a ordinare il vostro Punching-Faceball! Il divertimento è garantito, regalatelo a tutti i vostri parenti, i miei ne hanno già acquistato diverse confezioni… regalatelo ad amici e colleghi, i miei hanno già pensato a un abbonamento… e perché no, anche alla vostra tenera metà, il batuffolino, il ciccibucci, il cioccolatino, il cuoricino della vostra vita, un bel pallone di cuoio con la mia foto per picchiare secco. Va bene anche con gli sconosciuti… i primi che capitano a tiro, che si sono svegliati male, che hanno deciso di minacciarvi e insultarvi… anche ai vostri animali domestici, cani, gatti, scimmie, date loro un bel Punching-Faceball per Natale, e tutto si risolverà per il meglio, parola.

Soddisfatti o… rimborsati! Parola.

Godot e l’ultima crociata

Questa storia inizia circa un migliaio di anni fa al tempo delle guerre sante, dove un manipolo di scellerati guidati dal Generale Occhialuto Degli Omini Terribili (d’ora in poi abbreviato con GODOT) sperduti nelle terre del Medio Oriente tenevano duramente d’assedio la città di Enig, storica roccaforte di estreme tensioni spirituali da cui oggi deriva infatti il termine Enig-mistica, finché un giorno…

Godot sedeva, con cipiglio severo e aspetto marziale, sopra il proprio destriero nel mezzodì equatoriale. Il suo fido ronzino di recente acquistato, se ne stava assai cheto poiché stanco e assetato. Delle bianche murate osservava gli spalti, e dei mori nemici ne contò assai tanti. Ma con sé aveva i suoi con le armi pesanti, così tese il suo braccio e li fermò tutti quanti. Come ben si conviene a una grossa conquista, era pronto un discorso e srotolò la sua lista. Tra sguardi smarriti e commenti piccati, tutti quanti pensaron ”siamo fritti e spacciati”, giacché eran temute le sue orazioni potevan durare financo eoni. Sottecchi guardando dagli occhiali scuriti, Godot fece un gesto e furon tutti zittiti. Schiarendo la voce e gonfiando i polmoni cominciò il suo discorso a suoi commilitoni.

“Disgraziati, pezzenti, che caos è mai questo, mettevi in riga o scendo e vi pesto! Voi tutti sapete quanto sono paziente ma se mi fate incacchiare prendo a calci la gente. Siamo qui a far la guerra e voi tutti sapete, se mi fate arrabiare ve ne pentirete. Il nemico è disposto in buona maniera e a quel ben vedere pare messo a scacchiera. Bianche costruzioni e avversari micidiali, seguite le istruzioni li facciam da verticali a orizzontali. Sotto il sole del deserto non stiam qui a giudicare, son crociate a cielo aperto non sciocchezze in riva al mare. Forza sotto miei amici indossate quegli occhiali, che già sono numerate le parole dei rivali. Con la penna e con la spada date addosso a quei felloni, altrimenti abbiamo perso e non ci sono soluzioni. E con questo ho detto tutto, tutti uniti attaccate forza diamoci di brutto!”

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L’immagine dell’Omino Occhialuto non è stata usata a scopo di lucro per gentile richiesta di miss Godot
Ogni cosa riguardo questo post è di pura invenzione personale ottenuta senza l’uso di sostanze stupefacenti (incredibile… vero?!)