La matematica delle ricorrenze

Undici, undici, undici. Tre undici e fanno quattro anni esatti, millequattrocentosessantuno giorni. Tanto è passato da che ho smesso di fumare, minuto dopo minuto, e mi sembra almeno il doppio. Beh, può sembrare una scemenza ma è una ricorrenza importante. Perché?! A bruciapelo potrei anche rispondere: è importante perché sono più tentato a ricominciare oggi che non quattro anni fa quando avevo smesso. Ed è un’attrazione strana lo ammetto. Ma la vera ragione è un’altra…

Mi è stato detto che nei miei scritti, almeno dalle poche persone a cui è toccata la pena di leggerli e commentarli :twisted: , traspare spesso una componente legata con forza al mio passato di bruciatabacco. Ebbene, si sa, nulla è messo più in risalto e in evidenza di qualcosa che viene semplicemente indicato. Ed è vero, il mio lato smokers è lì, dove scrivo, e ci è sempre stato legato, non lo nego anzi… quando smisi, testimone gli scritti su questo blog, mi trovai in forte crisi creativa a causa della mancanza del mio modulatore nicotinico. Un vero problema a cui cerco tutt’ora di porre un vero rimedio alternativo.

Non è facile parlare di una dipendenza, piccola o grande che sia, non è facile nemmeno ammettere quando tocca punti molto importanti e, più di tutto, non è sempre così facile darsi motivazioni per starne lontani. Ed è questo il motivo importante della ricorrenza, darsi o ridarsi il significato di una scelta dalle pareti labili, sottili come carta, friabili come zucchero rappreso. Sommare punto dopo punto una quantità di pesi, anche la sola nota di resistenza del tempo che passa, per tenere zavorrato un pallone aerostatico pronto a prendere il volo alla prima distrazione. Che poi si tratta proprio di questo… aria calda bruciata e temporanea leggerezza.

A casa…

Oggi fa caldo, un caldo superiore alla norma per il sottoscritto che si trova a casa con la febbre. Beh, non più troppa febbre però ancora a casa… e già ‘sto schiumando di desiderio d’uscire. Ho da leggere, ho da guardare la tv… no in effetti ad esser sinceri non è guardabile la tv, meglio un dvd allora o rincoglionirsi un po’ di playstation. Poi ok, mi dico, provo a mettermi al pc e a fare quelle cose che rimando. Si insomma, avevo quelle cose da fare, e poi… magari scrivo (e lo sto facendo) e poi sistemo qualcosa, ma intanto giro a vuoto: sul web e in casa. Riaccendo la tv, ri-spengo la tv. Mangio, dormo. Un animale in cattività… intanto questa mente febbricitante non smette, non si quieta, non si ferma, non va in mutua come il resto del sottoscritto, anche se forse è quella che ne avrebbe più bisogno di tutto!

(Anesthesia) Pulling Teeth

Avviso: gentile navigante, cortese lettore, l’articolo proposto di seguito contiene frasi esplicite, toni incavolati ed espressioni poco eleganti, definite in un contesto dai contenuti forti, destinati a un pubblico adulto e poco impressionabile. Nel rispetto della sensibilità individuale di tutti e della civile convivenza su web, voglio sottolineare che non è mia intenzione, come autore del post, di offendere nessuno, né di scatenare discussioni accese o di avallare l’uso di termini volgari o inappropriati nei commenti… quello che state per leggere, se deciderete di continuare a farlo consapevoli del mio avviso, è soltanto lo sfogo di un poveraccio a cui, per una volta, viene concesso di lasciarsi andare a qualche licenza in più a scopo, se vogliamo dire, psicoterapeutico. Siate clementi e vogliate scusarmi…

Sto cercando ancora di riprendermi dalla giornata di ieri. Forse sarebbe più giusto dire dalla traumatizzante giornata di ieri. Alcuni potrebbero obiettare, in quanto magari conoscono la mia passione per lo scrivere, che il termine traumatizzante non è abbastanza evocativo, si tratta di un aggettivo vago, generico, bisogna “mostrare, non raccontare”, ecc. E allora mi sforzerò e cercherò in tutti i modi di trasmettervi, di evocare e di mostrarvi al meglio il concetto: traumatizzante; così difficile e astruso da rendere a parole, in quanto stato d’animo, parziale o completo, suscitato da cause differenti in modo differente su soggetti differenti… e allora qui mi diletterò a descriverlo in modi e stili differenti a modo mio.

Se traumatizzante fosse un macabro libro di ricette…

INGREDIENTI:
- 500gr di tensione lievitante
- 1 studio medico dentistico
- 2 fobie piuttosto datate: sui medici e sulle siringhe
- 1 dente cariato
- 1 radice da devitalizzare
- 1 giornata di pioggia
- Anestesia q.b.

PREPARAZIONE:
Prendete appuntamento con lo studio dentistico e come prima cosa tagliate i 500gr di tensione lievitante a fettine sottili, adagiatele quindi in una terrina cranica, in cui sia stato precedentemente posizionato il vostro dente cariato. Disponete in seguito su più strati le due fobie ben datate e fate ribollire tutto a fuoco lento, per un paio di giorni, finché non esce un impasto omogeneo di soggetto rabbioso.

Giunti allo studio medico dentistico con la terrina di nervosismo ben conservata, separate il dentista dall’assistente evitando che la monti a neve trasformando il posto in reparto ginecologico. Stendete il soggetto sullo stampino a forma di sedia odontoiatrica e aggiungete, con una siringa, alcune dosi di anestesia. Tritate la radice da devitalizzare finché ne otterrete una poltiglia, con urla di dolore e soggetto lacrimante (un effetto simile si ottiene sgozzando un vitello mentre gli strofinate cipolla negli occhi), aggiungendo dosi a piacere di anestesia.

Al punto di rottura fate una pausa con effetto drammatico, aspettate giusto qualche secondo per valutare che il soggetto abbia raggiunto uno smunto colorito ciano, tipo verdura stracotta. Rendete esangui gli ultimi brandelli di carne del soggetto lasciandolo freddare dal dentista mentre spiega che il dente non è ricostruibile. Segate in due pezzi il mozzicone rimasto, prendete un paio di pinze e con decisione spiazzante strappate via senza rimorso… et voilà: servite grondante sangue e metteteci la giornata di pioggia come contorno a piacere!

Se traumatizzante fosse riassunto in una spy-story a puntate…

PRIMA PUNTATA: un giovane dentista di belle speranze e una mummia affumicata di assistente passavano le giornate nei pressi di un ridente studio dentistico, quando un giorno, di primo mattino, alla loro porta suonò un importuno viandante intabarrato con un problema…

SECONDA PUNTATA: il dentista e la mummia, dopo aver concesso asilo al viandante, ascoltarono la sua storia. Costui da tempo viveva ramingo, in preda a dolori atroci e immani sofferenze, causategli da una carie interna all’organismo. Ovviamente si trattava di un linguaggio in codice, così disse la parola d’ordine “ho un appuntamento…”

TERZA PUNTATA: ma il giovane di belle speranze e la sua assistente non avevano alcune intenzione di farla passare liscia al tizio misterioso. Con l’inganno lo fecero sdraiare su una poltrona scomoda e con una siringa gli iniettarono un siero amarognolo dritto in bocca. Poi, con uno sguardo d’intesa, iniziarono a torturarlo dalla radice nel tentativo di devitalizzare il malcapitato…

QUARTA PUNTATA: lì disteso cercarono di farlo cantare a forza, usando strumenti e apparecchiature ritorti, che emettevano suoni come fischi penetranti. Conoscevano e sfruttavano i suoi punti deboli, le sue paure più profonde: siringhe e medici. Fecero strillare e contorcere dal dolore il misterioso malcapitato, fino alle lacrime. Capito di trovarsi di fronte a un osso duro il sadico dentista prese una decisione “strapperemo quel maledetto dente con la forza” disse. Usarono altro siero e passarono a maniere ancora più forti…

QUINTA PUNTATA: il misterioso viandante, dopo il trattamento drastico dei due violenti psicotici, uscì gonfio e pesto sotto la pioggia battente, con l’animo straziato e il corpo infreddolito. Si alzò il bavero e si strinse nel cappotto per cercare un minimo di calore. Ingollò un paio di boccate di sangue e si diresse mesto verso casa con le ginocchia tremanti…

Se traumatizzante fosse una serie di domande esistenziali…

Cosa ci faccio fuori da questo studio dentistico? Chi me l’ha fatto fare di venire fino qui con questa pioggia fitta? Oddio, ma quanti anni avrà la salma abbrustolita? Ci sarà da fidarsi con questo ennesimo bastardo di dentista? Scommetti che appena sdraiato m’infilzano con quel cazzo di siringone dell’anestesia? E quello a cosa serve? Oh Gesù mi stanno spaccando la bocca in due, perché? Cos’ho fatto di male? Toglierlo? TOGLIERLO? Merda, ancora anestesia? Ma quando finisce sta tortura? Quando? Cazzo, e adesso ci devo pure ritornare fra dieci giorni? Cos’ho fatto di male per meritare tutto questo?

 

Bye the way

Prenderò il discorso alla larga, perdonate la digressione. Ogni giorno sento attorno a me persone che dicono: “manca il lavoro…”, “è difficile lavorare di questi tempi…”, “c’è crisi di lavoro…”. E ogni volta che posso non esito a rimarcare il fatto per cui: in Italia NON manca il lavoro ma stipendi adeguati, stabilità contrattuale e dignità lavorativa. Più un paio di altre cosette. Per chi ha voglia di fare ce n’è da fare, bisognerebbe soltanto dargli il giusto riconoscimento e condizioni di vivibilità più civili.

Ci sono persone per cui il lavoro è soltanto una fonte di guadagno e mantenimento, nulla di male in questo. Ma ci sono persone per cui il lavoro, il proprio lavoro, è qualcosa di più. E’ un mestiere derivato dalla passione, imparato attraverso anni di studio, maturato nel tempo attraverso le gioie, i dolori, le soddisfazioni e le difficoltà. Insomma non è più solo un lavoro, per alcuni è, o diventa, un vero e proprio stile di vita. Così, da questi esempi, nascono i luoghi comuni, i cliché, a volte anche le barzellette, e soprattutto si riporta quella persona alla “categoria” in cui lavora.

Quindi può venir naturale dire a questo genere di persone “ragioni…”: da avvocato, da ingegnere, da economista o, come in questo caso, da medico. E qui arriviamo al punto, anzi ai due punti: il consiglio da medico. Da inizio settimana me la sono passata poco bene in quanto a salute, motivo per cui l’altro giorno sono andato dal mio medico di base. Lei, la dottoressa, mi conosce e mi segue da molti anni. Le racconto per filo e per segno tutto quel che mi è successo, poi mi visita e infine resto lì, aspettando un diagnosi. Lei mi guarda, prescrive una cura ricostituente per lo stomaco, mi riguarda e dice: “sei stressato, prendi qualcosa?”.

Sgrano gli occhi, colto in contropiede, almeno in parte, e rispondo: “no, non prendo nulla, giusto una valeriana una volta ogni secolo, in casi estremi”. Lei mi guarda e, senza esitazioni, un secondo dopo aggiunge: “ok, allora prendine almeno una tutte le sere per un mese”. Gli occhi, i miei occhi, erano già stati sgranati prima, siccome è impossibile scalzarli fuori dalle orbite senza interventi esterni, mi casca il mento sta volta. Riprendo un’espressione meno esterrefatta, abbozzo un mezzo sorriso: “che scherza?!”. Lei scuote la testa: “non vedi, non riesci nemmeno a stare comodo sulla sedia”. Gelo lungo la schiena, è vero. Mi sono rigirato in tutte le posizioni su quella poltroncina come un ossesso.

Cerco di portare le mie ragioni, mi conosce e abbiamo anche una certa confidenza dopotutto, ma mentre lo faccio capisco che non serve a nulla, non devo convincere lei, devo solo decidere io, dal canto suo mi ha dato solo un consiglio. Un consiglio da medico. Compila tutte le ricette, finiamo la chiacchierata, la saluto ed esco da quello studio come se mi avessero dato un cazzotto allo stomaco. Lì, alla bocca dell’orgoglio. Non capisco, eppure la dottoressa mi conosce da tempo, pensavo potesse intuire il mio astio verso certe soluzioni. Tanto più che ho smesso di fumare da più di tre anni per non avere cause, anche minime, di stordimento da nevrosi e difficoltà.

Rientro a casa e, in questi giorni, parlo del consiglio dato dal medico a un paio di persone, mi servono altri pareri. Pareri di persone non mediche, che non hanno di questo lavoro uno stile di vita, un punto di vista formato dalla professione, ma che mi conoscono abbastanza e sanno con cosa ho a che fare. E anche loro concordano, condividono questo parere medico. A me non sta bene, penso che esagerano, e sono estremamente confuso sulla reale necessità di darmi una calmata chimica per reggere la quotidianità.

Se fosse così, beh ammetto sinceramente, piuttosto ricomincerei a fumare. Citando una canzone si dice: “E’ meglio il diavolo che già conosci”. E forse per alcuni va bene così, perché davvero la vita è un inferno di cui a volte non ci si rende più nemmeno conto. Ma non va bene a me, non sono fatto di quel tipo.

Il gatto, il ponte e il cadavere…

…si tratta forse di una barzelletta? No. Un nuovo tipo di tarocchi magari? Nemmeno. Oggi si parla di: yoga!

Dopo lunghe peripezie cominciate durante l’estate, e mille ripensamenti proseguiti durante l’autunno, so arrivato a iscrivermi in un corso di yoga. Questa sera ho fatto la prima lezione… beh, la prima ufficiale se si esclude quella di prova di circa due settimane fa. Non vi preoccupate però, non intendo tediare nessuno di voi, naviganti-lettori che passate da queste parti, con tediose descrizioni sulle mie ambizioni di raggiungere la facoltà di potermi grattare l’orecchio sinistro con l’alluce del piede destro passando dietro la nuca mentre inspiro incenso scaduto e mangio da una ciotola del riso scotto (no, non quello di Jerro). Né è mia intenzione arrivare a periodici aggiornamenti sui miei progressi di guruizzazione del sottoscritto… no, l’unica cosa che mi preme veramente di poter dire è il: ce l’ho fatta e adesso vado avanti.

Ci sono volute settimane, mesi, giornate di tira e molla, indecisioni, ripensamenti e tanti… beh, userò le parole con estrema franchezza… tante belle spremute di “basse-sfere-ghiandolari-maschili-ben-note-a-tutti” nei confronti di quelli che mi stanno attorno, e si sono dovuti subire paturnie ed entusiasmi nel processo di raggiungimento di questo obbiettivo. A costoro devo un: grazie di cuore per la pazienza! Adesso toccherà all’istruttrice ad averne, potete dormire notti più tranquille (se già lo stavate facendo vi rispondo astutamente che da adesso avrete comunque un motivo in più :mrgreen: ).

Buona notte!

PS: oh, e se a fare meditazione ci uscisse anche qualche scritto in più verrò lo stesso a disturbarvi però, statene tranquilli… ;-)