Avviso: gentile navigante, cortese lettore, l’articolo proposto di seguito contiene frasi esplicite, toni incavolati ed espressioni poco eleganti, definite in un contesto dai contenuti forti, destinati a un pubblico adulto e poco impressionabile. Nel rispetto della sensibilità individuale di tutti e della civile convivenza su web, voglio sottolineare che non è mia intenzione, come autore del post, di offendere nessuno, né di scatenare discussioni accese o di avallare l’uso di termini volgari o inappropriati nei commenti… quello che state per leggere, se deciderete di continuare a farlo consapevoli del mio avviso, è soltanto lo sfogo di un poveraccio a cui, per una volta, viene concesso di lasciarsi andare a qualche licenza in più a scopo, se vogliamo dire, psicoterapeutico. Siate clementi e vogliate scusarmi…
Sto cercando ancora di riprendermi dalla giornata di ieri. Forse sarebbe più giusto dire dalla traumatizzante giornata di ieri. Alcuni potrebbero obiettare, in quanto magari conoscono la mia passione per lo scrivere, che il termine traumatizzante non è abbastanza evocativo, si tratta di un aggettivo vago, generico, bisogna “mostrare, non raccontare”, ecc. E allora mi sforzerò e cercherò in tutti i modi di trasmettervi, di evocare e di mostrarvi al meglio il concetto: traumatizzante; così difficile e astruso da rendere a parole, in quanto stato d’animo, parziale o completo, suscitato da cause differenti in modo differente su soggetti differenti… e allora qui mi diletterò a descriverlo in modi e stili differenti a modo mio.
Se traumatizzante fosse un macabro libro di ricette…
INGREDIENTI:
- 500gr di tensione lievitante
- 1 studio medico dentistico
- 2 fobie piuttosto datate: sui medici e sulle siringhe
- 1 dente cariato
- 1 radice da devitalizzare
- 1 giornata di pioggia
- Anestesia q.b.
PREPARAZIONE:
Prendete appuntamento con lo studio dentistico e come prima cosa tagliate i 500gr di tensione lievitante a fettine sottili, adagiatele quindi in una terrina cranica, in cui sia stato precedentemente posizionato il vostro dente cariato. Disponete in seguito su più strati le due fobie ben datate e fate ribollire tutto a fuoco lento, per un paio di giorni, finché non esce un impasto omogeneo di soggetto rabbioso.
Giunti allo studio medico dentistico con la terrina di nervosismo ben conservata, separate il dentista dall’assistente evitando che la monti a neve trasformando il posto in reparto ginecologico. Stendete il soggetto sullo stampino a forma di sedia odontoiatrica e aggiungete, con una siringa, alcune dosi di anestesia. Tritate la radice da devitalizzare finché ne otterrete una poltiglia, con urla di dolore e soggetto lacrimante (un effetto simile si ottiene sgozzando un vitello mentre gli strofinate cipolla negli occhi), aggiungendo dosi a piacere di anestesia.
Al punto di rottura fate una pausa con effetto drammatico, aspettate giusto qualche secondo per valutare che il soggetto abbia raggiunto uno smunto colorito ciano, tipo verdura stracotta. Rendete esangui gli ultimi brandelli di carne del soggetto lasciandolo freddare dal dentista mentre spiega che il dente non è ricostruibile. Segate in due pezzi il mozzicone rimasto, prendete un paio di pinze e con decisione spiazzante strappate via senza rimorso… et voilà: servite grondante sangue e metteteci la giornata di pioggia come contorno a piacere!
Se traumatizzante fosse riassunto in una spy-story a puntate…
PRIMA PUNTATA: un giovane dentista di belle speranze e una mummia affumicata di assistente passavano le giornate nei pressi di un ridente studio dentistico, quando un giorno, di primo mattino, alla loro porta suonò un importuno viandante intabarrato con un problema…
SECONDA PUNTATA: il dentista e la mummia, dopo aver concesso asilo al viandante, ascoltarono la sua storia. Costui da tempo viveva ramingo, in preda a dolori atroci e immani sofferenze, causategli da una carie interna all’organismo. Ovviamente si trattava di un linguaggio in codice, così disse la parola d’ordine “ho un appuntamento…”
TERZA PUNTATA: ma il giovane di belle speranze e la sua assistente non avevano alcune intenzione di farla passare liscia al tizio misterioso. Con l’inganno lo fecero sdraiare su una poltrona scomoda e con una siringa gli iniettarono un siero amarognolo dritto in bocca. Poi, con uno sguardo d’intesa, iniziarono a torturarlo dalla radice nel tentativo di devitalizzare il malcapitato…
QUARTA PUNTATA: lì disteso cercarono di farlo cantare a forza, usando strumenti e apparecchiature ritorti, che emettevano suoni come fischi penetranti. Conoscevano e sfruttavano i suoi punti deboli, le sue paure più profonde: siringhe e medici. Fecero strillare e contorcere dal dolore il misterioso malcapitato, fino alle lacrime. Capito di trovarsi di fronte a un osso duro il sadico dentista prese una decisione “strapperemo quel maledetto dente con la forza” disse. Usarono altro siero e passarono a maniere ancora più forti…
QUINTA PUNTATA: il misterioso viandante, dopo il trattamento drastico dei due violenti psicotici, uscì gonfio e pesto sotto la pioggia battente, con l’animo straziato e il corpo infreddolito. Si alzò il bavero e si strinse nel cappotto per cercare un minimo di calore. Ingollò un paio di boccate di sangue e si diresse mesto verso casa con le ginocchia tremanti…
Se traumatizzante fosse una serie di domande esistenziali…
Cosa ci faccio fuori da questo studio dentistico? Chi me l’ha fatto fare di venire fino qui con questa pioggia fitta? Oddio, ma quanti anni avrà la salma abbrustolita? Ci sarà da fidarsi con questo ennesimo bastardo di dentista? Scommetti che appena sdraiato m’infilzano con quel cazzo di siringone dell’anestesia? E quello a cosa serve? Oh Gesù mi stanno spaccando la bocca in due, perché? Cos’ho fatto di male? Toglierlo? TOGLIERLO? Merda, ancora anestesia? Ma quando finisce sta tortura? Quando? Cazzo, e adesso ci devo pure ritornare fra dieci giorni? Cos’ho fatto di male per meritare tutto questo?