L’armadillo e la montagna

Di spalle all’autista, un sole crepuscolare squarcia il finestrino come una macchia di marmellata all’arancia spiaccicata su una tovaglia azzurra. In una spumosa forma d’armadillo dallo sguardo assente e triste, una nuvola dirige il suo profilo contro un francobollo di scorcio alpino decorato da un nastro di sopraelevata. L’istantanea consapevolezza della mancanza di solidità messa di fronte agli eventi ineluttabili…

Torno a casa con l’amarezza di dover presto fare a meno con quello che si stava definendo come un punto di riferimento. Un efficace aiuto contro difficoltà altrimenti tanto vaste da far sembrare giganti dei mulini a vento. La scuola di yoga, a cui stavo partecipando da circa sei mesi, chiuderà a Luglio. In un certo senso capisco che non è altrimenti sostituibile, in un altro capisco bene invece di poterne trovare molte altre ancora. Al momento mi rimane un AUM tatuato al centro di un sole arancione, il cui significato nella mia esistenza si sta percettibilmente assottigliando, e uno scialbo armadillo di fumo contro il tramonto acceso di una sera d’Aprile.

Vita, per ora devo accontentarmi di averne. Nient’altro. Andiamo avanti…

I’m in the middle of nowhere
Near the end of the line
But there’s a border to somewhere waiting
And there’s a tank full of time
Oh give me just another moment
To see the light of the day
And take me to the another land where
I don’t have to stay
And I’m gonna need somebody to make me feel like you do

["For crying out loud" - Meat Loaf]

Il 29 e il 30

Non so da che punto sarebbe il caso di cominciare a scrivere, gli ultimi sette giorni sono stati molto intensi di attività e momenti di ogni genere, e vorrei avere modo di poterli raccontare tutti ma credo che per chi non si trovi direttamente in mezzo alla situazione sembrerebbero fin troppo noiosi o banali… eccetto uno, uno che vi voglio raccontare perché ha del grottesco, forse del comico, ma sicuramente sarebbe quel genere di comico suscitato dal pensiero “ci rido sopra per non piangere”, perché un piccolo velo di tristezza cala nel percepire alle volte come banalmente giri il mondo su certe cose.

Ma togliendovi ora un po’ di giri di parole vado al dunque. In questi giorni ero con la mia dolce metà, venuta qui per concludere alcune pratiche riguardanti l’appartamento che darà inizio alla nostra convivenza, e per festeggiare contemporaneamente anche il mio trentesimo compleanno. L’appartamento che, purtroppo, è stato trovato tamite agenzia… si, quella famosa agenzia il cui nome è composto da due generi musicali da discoteca! Probabilmente lo stesso colore verdastro, logo di questa azienda, dev’essere associato a qualche sostanza acida, assunta in qualche discoteca dai propri dipendenti e dal proprio fondatore prima della sua ideazione. Per dare il via alla Sagra dei Cliché, avete mai notato come l’aspetto di un venditore di questa società possa essere riconosciuto a duecento metri di distanza anche a occhi chiusi??

Comunque, per farla breve il lunedì appena passato avremmo dovuto chiudere il contratto firmando con il padrone di casa, e sganciare la bellezza di mille belle cuccuzze a quegli infami perditempo incravattati messi a intermediari. Al momento di staccare l’assegno però ci escono fuori che a quella somma verrà aggiunta l’iva. Sbigottiti io e la mia dolce metà chiediamo spiegazioni in merito a quanto sta succedendo, poiché in più un mese di trattative la cifra detta è stata sempre mille e non è stata mai menzionato il fatto che fosse esente da iva. Le risposte che vengono fuori dal viscido venditore sono poco piacevoli, ma siccome una parte della provvigione è stata già versata in contanti per bloccare l’appartamento in affitto ci dicono che, nel caso volessimo continuare a pagare in contanti non sarebbero costretti a fare fattura e quindi potrebbero… beh, lo immaginate. Al ché io e la mia bella prendiamo opportunamente tempo per rifletterci sopra e decidere nell’indomani mattina. Tralascio i battibecchi piccoli e grossi che ci siamo scambiati in serata, comunque decidiamo, a malincuore, per la soluzione economicamente meno esosa per noi giovani bamboccioni sottostipendiati, che dobbiamo strozzare lo stomaco da quanto tiriamo la cinghia per riuscire a stare insieme in quattro mura, ma allo stesso tempo ci rendiamo conto che senza una regolare ricevuta saremmo potuti essere in pasto a quegli squali senza nessuna difesa.

L’indomani mattina è il martedì 29 aprile, e io compio 30 anni. Ci aspetta l’incontro col viscido e io cerco in tutti i modi di allontanare dalla mente l’idea di prendere a urli e insulti quel farabutto, perché ho promesso la sera prima alla mia bella dolce metà che non avrei fatto sceneggiate pur di non vederla così abattuta per la questione. Ci accoglie una segretaria(?) dall’aria ancora mezza sopita e vestita con accostamenti di colore da far invidia alle visioni di Jim Morrison strafatto. Ci dice di aspettare, il viscido è pure in ritardo e io sono sempre più scocciato.
Arriva il viscido che entra mezzo trafelato e ci accomodiamo nell’unico ufficetto con porta chiuso, e non a “open space”, in modo da parlare con discrezione. Attacca il discorso e io non resisto, gli porgo la seconda rata in contanti ma allo stesso tempo chiarisco quanto il loro comportamento losco, anche se fatto con mestiere per poter dire sempre all’ultimo “si è trattato di un equivoco”, non mi è piaciuto per niente e che mi son stati scuciti soldi per un disservizio pessimo e schifoso oltre che meschino. Il viscido, preparato allo scontro verbale, ribatte a sua volta andandoci pesante, e io non resisto più… faccio il botto! Comincio a urlare incazzatissimo dello schifo che hanno fatto e che si sono fatti beccare, mentre lui ribatte le sue porcate e la mia Regina di Cuori cerca di tenere le mi difese ma è l’unica che prova a calmare gli animi con scarsi risultati.

Mentre facciamo per andarcene gli animi della discussione sono ancora accesi e il viscido se ne esce con la frase “noi mangiamo lo stesso senza i suoi 500 euro”….. O_O
Io tolgo a fatica lo sguardo da lui e mi guardo attorno per sfasciargli qualcosa sulla testa, ma con l’ultima briciola di civiltà che mi rimane imbocco invece infuriato la porta per uscire e ce lo mando affanc..o, mentre la segretaria(?) (mi è stato detto) è sbiancata dalla paura feroce della mia uscita. Potete immaginare i minuti seguenti mentre il confronto si sposta dagli uffici di quei parassiti alla mia macchina, dove la mia dolce zuccherina mi cazia a dovere per aver promesso una cosa senza averla fatta ed esserci messi in questa situazione assurda in cui ora, che gli animi erano maldisposti, saremmo potuti essere alla mercé di quei briganti.

Passano le ore, e in tarda serata mi arriva una telefonata. E’ il viscido che mi parla e con tono calmo e diplomatico fissa un incontro per il giorno dopo perché non gli piaceva essersi lasciati a quel modo. Sul subito penso a quale scopo fare quell’incontro dato che la trattativa è pressoché conclusa, ma lascio libera la mente per farmi la serata del mio compleanno in armonia con la mia bellissima dama, che per l’occasione si agghinda in maniera molto sexy ed elegante… i miei pensieri erano altamente lontani dalle ore precedenti, pensavo esclusivamente alle successive. La serata passa ed è a dir poco fantastica, ma in nottata un po’ di mal di pancia non mi fa dormire tutto il tempo e così arrivo all’indomani costipato e col cervello in fermento che si domanda come affrontare al meglio l’incontro.

Arrivano le 10 e la solita segretaria(?) ci viene ad aprire. Questa mattina il viscido è già nell’ufficetto al telefono e io sono in massima concentrazione sul dolore al mio stomaco. L’idea è di arrivare, starlo ad ascoltare e poi andarcene in fretta. Ci sediamo e lui attacca a parlare. Parole diplomatiche, tono dimesso, gestualità da trattativa in difetto… io guardo la mia lady e con un’occhiata cerco di farle capire che mi domando cosa stia succedendo, visto il tono da cane bastonato con cui si trova a parlare il viscido. E poi… E poi arriva! Tenera d’innocenza, timida di paura. Arriva la spiegazione del perché tanta accondiscendenza. La segretaria(?) in realtà è la donna del proprietario, e costei ha fatto la soffiata al suo coccolotto che un venditore ha fatto uscire dei clienti infuriati e urlanti, mandandolo affanc..o. Roba da non crederci… tutt’a un tratto il mio spirito di estorsione esce fuori e pretende quindi, per tornare tutti felici (leggasi anche: per comprare il nostro futuro silenzio), che venga fatta una regolare ricevuta sui soldi dati e che tutto venga reso corretto per noi.
Usciti da quell’ufficio non vi dico l’ilarità scoppiata in macchina… Io che penso che siamo stati salvati da un clone nostrano della più famosa Lewinsky, mentre la mia lady immagina il povero viscido in posa fetish e preso a scudisciate dalla donna del suo capo.

Mi verrebbe da chiudere con un detto di saggezza popolare a scelta tra: “una pompa al giorno leva un venditore di torno” o “chi la dà… l’aspetti”!

:D

Ps: il tattoo è stato fatto e il mio braccio è ancora vivo per il momento… presto vi metterò una foto e scriverò due righe in merito.
Stay tuned! ;)

China

China… questa parola si è fatta, in un certo senso, perno centrale di gran parte della mia quotidianità attualmente, poiché si inserisce perfettamente in diversi modi nelle sfaccettature delle questioni che sono, che sono state e che verranno per me.
Chi mi ha letto in questi giorni sa già come le cose per me in campo lavorativo stessero prendendo una triste piega, mettendomi in una condizione stagnante e circolare, dove la volontà di reagire stessa si assottigliava sempre di più. Dopo giorni di umori neri, e alcune incomprensioni, la mia Regina di Couri è riuscita a farmi risvegliare dal torpore che si stava creando attorno a me. Oggi dopo molto tempo sento che sto cominciando veramente a risalire la china, passo dopo passo, verso una vera meta che deve prendere forza e vigore nuovamente. So di non essere ancora del tutto fuori pericolo da una ricaduta, ma perlomeno ora ho dentro di me una strada da seguire che sento porta a qualcosa di valido, si tratta di prendersene cura e di non lasciarsi andare.
Ultimamente ho anche lasciato che molti aspetti detestabili della mia personalità (come il polemizzare di continuo su tutto, l’essere piuttosto scorbutico, non avere grande stima di me stesso, & co.) tornassero a galla dal mio passato mettendomi in gran difficoltà con le persone che mi circondano, e ridandomi quella vecchia sensazione che mi fa pensare di non poter mai stare a lungo con qualcuno perché prima o poi riesco a rendermi odioso e insopportabile. Ho finalmente trovato modo di riscoprire la mia semplicità e la mia umiltà, testa china di fronte ai miei errori ed è ora di ricominciare ad affrontare le questioni con meno arroganza spocchiosa.
Cambiando completamente argomento, dopo un bel po’ di indecisione e un lungo cercare ho finalmente trovato l’immagine che cercavo per il mio tatuaggio. Appena potrò avere modo di curarne alcuni ultimi dettagli sarò pronto per questa impressione a china sulla mia pelle, anche se, ad esser sincero, con tutta la buona volontà di questo mondo non mi sentirò mai pronto del tutto fintanto che la parola “aghi” risuonerà nella mia scatola cranica e finché non sarò effettivamente sotto i ferri dell’artista (la cui scelta, tra l’altro, rientra negli “ultimi dettagli” ancora da completare). Prometto che, se ne avrò modo, posterò il soggetto del mio tatuaggio solamente dopo che verrà realizzato, per scaramanzia.
Questa parola poi in ultima analisi, se pensata all’inglese, mi fa venire in mente l’unica notizia di attualità che sto seguendo di recente con un certo interesse, e cioè la questione China/Tibet/Giochi Olimpici. Ho visto le varie proteste avvenute lungo il corteo della Fiaccola Olimpica, ed è un momento molto difficile da valutare secondo me. Penso che la cosa più terribile venga soprattutto dalla possibilità che si stia creando un precedente pericolosissimo, per la quale a un Paese che ha scatenato e perpetra una soppressione sanguinosa e violenta nei confronti di una protesta civile venga permesso di ospitare la nobile tradizione dei Giochi Olimpici, la quale si fonda soprattutto su basi di sportività, tolleranza e non-violenza. Un atto a dir poco sconcertante secondo me.
Un’ultima cosa, che si discosta leggermente dalla parola in oggetto del mio post, è il fatto di voler partecipare a un piccolo concorso per un racconto breve. Un’occasione per me per mettermi un po’ alla prova con le parole, che, sebbene ne scriva tante, sono sempre state nel mio piccolo rifugio personale, dalla quale forse è tempo che escano almeno ad affrontare il mondo. Il racconto verte su un ambientazione fantasy attualmente in uso per un Gioco di Ruolo, generalmente non è la mia migliore vena su cui scrivere, ma tant’è! Vi farò sapere anche di questo come andrà a finire… un abbraccio.

Tattoo & dreams

Anche oggi è una giornataccia per il mio umore. Ormai ho capito che la maggior parte di questo malessere arriva dal mio ambiente di lavoro. Giorno dopo giorno passano solo le giornate e io sento di sprecarle terribilmente, unico modo per tenermi attaccato a un po’ di buon umore è pensare alle settimane che verranno e che richiederanno un largo impegno per un buon motivo, e poi mi aiuta a star meglio anche la mia Regina di Cuori.
Adesso penso solo a far passare i giorni, spero che finirà presto questo limbo (non mi riferisco alla danza, ma allo strato infernale dantesco) statico che mi tiene giù, agganciato giù con pochi sprazzi di luce.

Per cambiare un po’ il discorso, presto sarà ora del mio trentesimo compleanno e già da più di un anno penso di volermi fare un tatuaggio per siglarne il momento. Oggi guardavo molti disegni in giro per il web ma sto ancora valutando bene il tutto, anche perché mi piacerebbe sapere dove potermi rivolgere qui a Torino per trovare un professionista che non mi faccia prendere l’epatite o non mi bidoni con qualche cosa che si scolora alla seconda doccia. Vorrei qualcosa di bello e mi piacerebbe molto scacciare per cinque minuti la mia ancestrale fobia per gli aghi e realizzare questo obiettivo. Dita incrociate per me!…