Il fine settimana terribile, che ha strizzato via tutte l’energie tra casa e ospedale, si è concluso stamane insieme all’ultimo librobus (neologismo per qualunque libro carbura il mio cervello nel tragitto casa-lavoro, andata e ritorno) che stavo leggendo: Le spade di Lankhmar. Un romanzo avvincente, spensierato e, senza alcun dubbio, di ottima qualità narrativa, basta visitare il link segnato su aNobii per rendersi conto delle votazioni tutte da tre o quattro stelle (su un massimo di quattro). Non c’è che dire, chiunque abbia un minimo di cultura fantasy non può non aver sentito parlar bene di Fritz Leiber o, perlomeno, dei suoi due famosi personaggi Fafhrd (il grosso barbaro venuto dal nord) e Gray Mouser (lo spadaccino dall’astuzia macchiavellica), e se è così c’è un perché.
In tutta onestà, per essere il primo romanzo di Leiber che leggo, non mi aspettavo andasse molto diversamente, da come ne avevo sentito parlare e, soprattutto, conoscendo la profonda influenza di questo autore su un altro grande scrittore fantasy, preferito tra i miei preferiti, come Terry Pratchett. Caposaldo della Sword & Sorcery, con un tocco di comicità picaresca ben congegnata, lo rendono davvero un romanzo piacevole che consiglio a chiunque voglia un po’ di sano “old style” in cui c’è tutto da imparare.
Ora c’è una piccola disputa per il librobus che prenderà il posto di quest’ultimo tra: Il sentiero dei nidi di ragno (Italo Calvino) e La morte di Bunny Munro (Nick Cave). Il primo, comprato al Mercatino dell’usato, è già stato iniziato da un po’ di tempo in parallello ad altre letture; il secondo, uscito solamente mercoledì e comprato il giorno stesso, ancora intonso ma per cui sto smaniando di leggere da giorni. Dubbio amletico… di certo sembra non esserci posto per un altro fantasy al momento, nonostante ci siano ancora diversi arretrati, perché in ogni caso è sempre giusto rifiatare prima di immergersi ancora nello stesso territorio. A domani la risposta a questo grande quesito…