Aveva lo sguardo fisso sul ciliegio, nonostante i suoi occhi fossero chiusi. Le ginocchia poggiate al suolo verde e fresco di rugiada del primo mattino, la spada al fianco e timidi raggi arancioni, rosa e rossi della prima alba scivolavano come dita su tutto attorno, trasformando l’aria in aura dorata.
Ci sarebbe stato un momento e lo sapeva, aveva atteso, meditato e pensato molto a lungo soltanto per cogliere quel momento, non lo avrebbe perso per nulla al mondo e, anche non sapendo quale fosse, dentro di sé era pienamente consapevole che sarebbe stato in grado di riconoscerlo immediatamente. Si trattava, tuttavia, di entrare nel più profondo contatto con ogni cosa presente attorno, ormai era totalmente in sintonia.
Arrivarono l’alba e il piccolo tepore, le mani erano pronte e i pensieri elevati, ogni muscolo in attesa come lo strumentista di una sinfonica in attesa di un gesto del maestro d’orchestra, e ogni goccia di sangue pulsante pronta a scattare come un podista in attesa sulla linea di partenza.
Venne il soffio del primo vento, quasi impercettibile. Poi vi fu un secondo soffio, niente più di una lieve brezza. Arrivarono poi il terzo, che tolse il respiro, e il quarto, che deciso soffiò di netto sull’albero di ciliegio fresco di boccioli di primavera… eccetto uno, un fiore già sbocciato a metà. Lo strappo secco fu il via alla musica, colpì quel batuffolo rosa timidamente socchiuso e ne fece coriandoli volanti.
Lo sguardo sempre fisso sul ciliegio non era più ad occhi chiusi ed egli lo vide là, il suo momento, cogliere l’attimo, la vita in ogni respiro. La spada scivolò fuori in un unico gesto fluido e secco, perfetto, seguendo un piccolo arco proteso verso l’alto, quella lama troppo affilata anche per la seta stessa s’infilò esattamente in mezzo alla nube ancora stretta di petali di ciliegio senza sfiorarne alcuno. Poi uno di questi petali si posò delicatamente sul piatto della lama affilata, e sospinto dal lieve vento cominciò incuriosito a rotolare delicato lungo quell’acciaio freddo d’inverno. E ancora giù, verso l’elsa, la mano scoperta e il volto con lo sguardo fisso sul petalo rosa tenue, timido a rivelarsi ancora.
Nei suoi gesti e nelle sue movenze sospinte dal vento vi era una rara bellezza a cui nessun uomo, per quanto grande, avrebbe mai potuto realmente accedere. Vi erano l’incanto e la magia che possono nascere nel cuore dei bambini puri e innocenti, vi era l’eleganza sensuale e conturbante di una ballerina ammaliante e aggraziata che si appresta a eseguire i suoi passi, vi era l’incontro di uno sguardo sincero e passionale che parole ne intende tante pur non amandole, pur non dicendole.
E mentre gli altri petali cadevano al suolo pesanti, quest’unico scivolava leggero verso un momento che solo si può attendere col fiato sospeso, per il sentore della grande emozione che sta per dare. Scivolando giù, giocosamente e con disinvoltura verso quel punto di luce riflessa e accecante alla base della lama, dove la spada ha origine e ogni cosa sembra doversi fermare, poiché già arrivare lì significherebbe per chiunque perire e comunque al di là di esso trovarsi di fronte a un mistero così profondo cui nessuno dovrebbe giungere.
Ancora un soffio di vento improvviso, e il petalo di ciliegio venne portato via volando da quell’appoggio sicuro e d’acciaio che lo stava sostenendo, per venir scagliato a parte. Con un gesto altrettanto rapido e altrettanto preciso la spada venne spostata in un movimento pieno di marzialità, grazia e precisione. Tornando a portarsi con la sua lama sotto la fragile presenza della bellezza che dura un momento, ancora un momento, un altro momento, con quel riflesso sempre acceso sul fondo e quella magica danza dell’amore nobile posato sull’acciaio.
E ad ogni altra raffica di vento corrispondeva un altro movimento, e un altro e un altro ancora. Scintille di luce sulla spada combattevano e si confrontavano con un avversario invisibile e imprevedibile, formando poesia in movimento, assumendo le molteplici forme della natura, sconfiggendo i demoni, confondendo il maligno, portando all’estremo l’unione di mente, corpo, tempo e spazio, sostenendo e rincorrendo quella delicata espressione di bellezza e perfezione.
La ballerina vestita di petalo rosa saltava giocosa, cercando di restare per aria il più possibile, poiché toccare terra avrebbe spento tutto, ogni attimo, avrebbe messo tutto a tacere, avrebbe concluso il gioco, avrebbe deluso quel palcoscenico di acciaio lucente che compiva gesti fulminei pur di darle l’appoggio che le serviva, e allora danzava e danzava per dar felicità e speranza. Contro il vento, maligno esecutore senza sosta, la spada e il petalo si toccavano in una danza vorticosa di luce e desideri, alle volte cercandosi, alle volte sfiorandosi soltanto, alle volte giocando e altre volte rischiando. Giorno dopo giorno in un alternarsi di stoccate col destino finchè il vento non fosse prevalso, finché gli amanti fossero rimasti uniti ed il sole splendesse alto e forte, la spada e il petalo avrebbero vissuto il presente con gioia. Poiché nulla è più forte, delicato e prezioso dell’acciaio di una spada e di un petalo di ciliegio che danzano assieme abbracciati dalla forza della natura.
hana wa sakuragi, hito wa bushi
[trad: tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero]
KarmaBurning, 19 Marzo 2008
Che belloooo!!!
Grazie!